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  • 25mag

    Vivere per la ricchezza: ovvero, ontologia dello sfinimento

    Non la ricchezza in quanto tale, ma la vita in funzione della ricchezza è un peccato, dice il Papa. Guai a voi ricchi, verrebbe da pensare. Ma la ricchezza non è qui intesa solo in senso monetario. La ricchezza è quella volontà crescente di sopraffazione, di potere che schianta, di porsi sui gradini più alti della scala sociale per dominare il mondo. La ricchezza passa spesso anche per il salario. Per quell’insana rincorsa a lavorare sempre di più, finendo per sfiancarsi, deprimersi, inaridirsi completamente in un’esistenza unidimensionale.

     

    Nell’omelia celebrata nella cappella della sua residenza di Casa Santa Marta, Bergoglio torna a condannare la schiavitù dei nostri giorni: «È in peccato mortale», dice «chi accumula ricchezze con sfruttamento, lavoro in nero, contratti ingiusti: è una sanguisuga che rende schiava la gente. Il sangue di chi è sfruttato nel lavoro è un grido di giustizia al Signore. Lo sfruttamento del lavoro, nuova schiavitù, è un peccato mortale. Le ricchezze in se stesse sono buone, ma sono relative. Vanno messe al giusto posto: non si può vivere per le ricchezze. È più importante un bicchier d’acqua nel nome di Gesù che tutte le ricchezze accumulate con lo sfruttamento della gente».

     

    Le ricchezze in se stesse possono essere buone, afferma Bergoglio. E ha ragione. Non c’è il male nelle cose. Il male appare solo quando le cose vengono classificate, definite secondo logiche di dominio e di violenza, quando sono feticci di una vuota identità. Elsa Morante diceva che chi possiede una Rolls-Royce è uguale a chi la desidera. E sbagliava. Perché la Rolls-Royce puoi anche averla, ne puoi ammirare estasiato la luccicante bellezza. Non è quello il male. Male è la postura che assumi proprio in quanto detentore di Rolls-Royce. Male è quando con la Rolls-Royce fiammante giri per la strada al solo scopo di essere ammirato.

     

    Ma chi ha bisogno d’essere ammirato non è nessuno. Anche se ha un conto in banca milionario. È un individuo scisso dal contesto. Un insicuro che chiede a gran voce di essere riconosciuto come persona. Dice a un Tu, a un Tu che lo guarda passare, «eccomi, io sono qui, io ho la Rolls-Royce e spero che Tu mi guardi. Spero che tu possa ammirarmi e dire agli altri come te, a quei morti di fame come te che c’è uno in Rolls-Royce. E questo uno sono Io».

     

    Vivere per la ricchezza è un peccato mortale: dice il Papa. Per noi è solo la penosa manifestazione di una fragilità costitutiva dell’uomo del nostro tempo.

    di Alessandro Pertosa e Lucillo Santoni

    Fonte: Italiachecambia.org

     

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