• 07apr

    La casa degli altri

    Qualche giorno fa ho letto che dopo i lupi anche i delfini sono entrati nel mirino. È una storia vecchia di almeno 20.000 anni, dunque non c’è da stupirsene. Piuttosto, credo che sia ora di cominciare a dire, anzi a ricordare, quello che 20 millenni fa è stato dimenticato, ovvero che lupi e delfini (e tutti gli altri con loro) fanno ciò che fanno perché sono a casa propria. Ecco un concetto che è della massima urgenza disseppellire dalla cosiddetta polvere dei millenni e sottoporre ad attento restauro: quello di Casa Altrui. L’idea, o consapevolezza, o come preferite chiamarla, che esistono luoghi della Terra che non “ci” appartengono, che la pretesa che ogni pertugio del pianeta stia lì solo affinché “noi” lo si sfrutti per i “nostri” scopi è senza senso ed è strettamente legata alla pretesa di crescita illimitata, quella che un millennio dopo l’altro, dal neolitico a oggi, ha trasformato la Terra in una cloaca. Dunque: se i lupi danno fastidio agli allevatori e i delfini ai pescatori non vuol dire che siano fuori posto lupi e delfini, vuol dire che sono fuori posto allevatori e pescatori. E se poi essi vogliono obiettare che vivono in quei luoghi e fanno quel mestiere da “sempre” sappiano che lupi, delfini e tutti gli altri erano lì da molto tempo prima, ovvero che il loro concetto di “sempre” è solo un istante di fronte al “sempre” della biosfera, che a sua volta è solo un istante di fronte al “sempre” dell’universo, che forse è solo un istante di fronte a chissà che altro “sempre” di cui per ora non abbiamo nessuna cognizione. Sappiano insomma che loro sono gli ultimi arrivati.

    E aggiungo che a sostegno di tutto ciò non è necessario tirar fuori ragioni “etiche” il cui raggio d’azione, piaccia o non piaccia (e io sono fra quelli a cui non piace), è limitato alle pagine dei libri di filosofia morale e non ha mai varcato la soglia della Storia. È vero, si può dire che non va bene così perché è eticamente inaccettabile che l’uomo pretenda d’esser padrone di tutto e tutti, e si può anche essere d’accordo (e io lo sono). Ma a monte di ciò non va bene così perché non è così che funziona: quando in un ecosistema una specie pretende di saturarne ogni angolo si dice che diventa infestante. E quando ciò accade l’ecosistema cessa di funzionare e pertanto di esistere, e tutte le specie di cui era composto cessano di esistere con esso. Compresa l’infestante.

    Filippo Schillaci

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