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  • 30mag

    Il diffondersi della malaria è legato alla deforestazione

    In 67 paesi nel sud del mondo l’aumento dei tassi di malaria è dovuto a diversi fattori, ma uno in particolare contribuisce più degli altri: la deforestazione per l’agricoltura industriale.

    La causa? Coltivazioni intensive per l’esportazione nel mondo ricco.

     

    Malaria e deforestazione sono legate a doppio filo. All’aumentare del tasso di disboscamento, cresce anche la diffusione di questo virus endemico di molti paesi in via di sviluppo. Lo affermano i ricercatori dell’Università di Leigh a Bethlehem, in Pennsilvanya, in uno studio pubblicato di recente sulla rivista AIMS.

    Secondo i dati della FAO, circa 130 milioni di ettari di foresta – un’area equivalente per dimensioni al Sud Africa – sono andati persi dal 1990 a causa delle motoseghe. E secondo la ricercatrice statunitense Kelly Austin «le variazioni dell’ambiente naturale causate dall’intervento umano possono contribuire alla diffusione della malaria» in 67 paesi in via di sviluppo utilizzati come base di dati per la ricerca. In queste nazioni, dove la malaria è endemica, i trend del cambiamento climatico uniti alla deforestazione e ad altre metamorfosi imposte dall’essere umano all’ecosistema stanno influendo negativamente sulla propagazione del virus. Nonostante i progressi degli ultimi anni nella medicina, la malaria rimane una delle principali cause di morte in molte regioni del sud del mondo.

    La responsabilità della deforestazione sta nell’aumento di luce solare che batte sulle foreste rase al suolo, così come nelle pozze d’acqua fangosa che restano in alcune aree disboscate. In queste condizioni le zanzare Anopheles si moltiplicano più facilmente, e guarda caso sono proprio il vettore principale della malaria.

    Principale responsabile della deforestazione è certo l’agricoltura industriale, che per buona parte nei paesi più poveri serve a liberare terra per le imprese che producono cibo da esportazione, non per il consumo interno. Ciò significa, mette in risalto la ricerca, che le abitudini alimentari del nord del mondo sono causa di malattie nell’emisfero australe.

    I ricercatori sperano con questo lavoro di contribuire ad innescare cambiamenti nelle pratiche agricole. La tecnica della coltivazione mista, che riduce la deforestazione e mantiene quindi l’ombra necessaria a contenere l’Anopheles, dovrebbe rimpiazzare le piantagioni intensive che prendono piede dopo il disboscamento più selvaggio.

    Fonte: Rinnovabili.it

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