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    Europa, così un futuro a rifiuti zero

    Con il pacchetto sull’economia circolare l’Europa compie scelte decisive per l’economia e per l’ambiente. Ma serve un accordo positivo tra il Consiglio Ambiente e l’Europarlamento

    SILVIA GIUGNO

    Un futuro a rifiuti zero. È l’obiettivo dell’economia circolare. Una partita ancora aperta a Bruxelles, che potrebbe sfociare in una vera e propria riforma della politica europea dei rifiuti, oppure no. Si tratta di definire nuovi obiettivi di riprogettazione dei prodotti e nuovi obiettivi di prevenzione, riuso e riciclo dei rifiuti per archiviare lo smaltimento in discarica, ridurre gradualmente il ricorso al recupero energetico, essere meno dipendenti dalle importazioni di materie prime.

     

    Con il pacchetto sull’economia circolare l’Europa decide, insomma, del futuro della gestione dei rifiuti e di quello delle imprese. Una posta in gioco non indifferente per l’economia e per l’ambiente.

     

    Nei prossimi mesi, dovrà essere trovato un accordo tra il Consiglio Ambiente e l’Europarlamento, sulla base del testo adottato un mese fa a larga maggioranza dal Parlamento stesso, che innalza i target di riciclaggio al 2030 al 70% per i rifiuti urbani e all’80% per gli imballaggi, rispetto alla proposta della Commissione del 2015.

     

    Il raggiungimento di questi obiettivi consentirebbe, secondo la valutazione della stessa Commissione europea, di creare 580 mila posti di lavoro, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese europee grazie ad un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime. I posti di lavoro potrebbero crescere sino a 867 mila se, all’obiettivo del 70% di riciclaggio si accompagnassero a livello europeo e nazionale anche misure ambiziose per il riuso, in particolare nell’arredamento ed il tessile.

     

    In Italia, a dispetto della fama di “paese dell’emergenza rifiuti” che per anni ci ha accompagnato, diversi Comuni, società pubbliche e imprese private hanno già investito su un nuovo modello produttivo e riciclano materie prime seconde che fino a oggi finivano in discarica. C’è, ad esempio, chi recupera tonnellate di pneumatici fuori uso trasformandoli in gomma riciclata da usare per superfici sportive o isolanti acustici; chi ricicla i pannolini usa e getta dando nuova vita a materie prime seconde; chi realizza bioplastica, biodegradabile e compostabile, dimostrando che è possibile integrare chimica, ambiente e agricoltura; chi ricicla gli imballaggi d’acciaio e chi realizza cicli chiusi di fornitura di carta e packaging che utilizzano il macero dell’azienda cliente per la produzione del suo stesso packaging.

     

    Per raccontare la propria esperienza, diversi rappresentanti delle migliori esperienze nella gestione dei rifiuti in Italia, insieme a Legambiente, hanno incontrato lunedì il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen e l’eurodeputata Simona Bonafè, relatrice del pacchetto sull’economia circolare. “È fondamentale che in sede di Consiglio l’Italia sostenga una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti – ha detto il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani a margine dell’incontro – Il nostro governo deve fare la sua parte affinché si realizzi quella che è una strategia moderna e sostenibile per uscire dalla crisi, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni Stati membri che contrastano gli obiettivi sostenuti dal Parlamento”.

     

    “Anche in Italia – ha aggiunto Ciafani – non è più procrastinabile la revisione della nostra legislazione in materia, ancora oggi inadeguata e contraddittoria, dalle norme sulle materie prime seconde, a quelle sul cosiddetto ‘end of waste’ e sulla semplificazione delle procedure autorizzative per promuovere il riciclo di quello che viene raccolto in modo differenziato ed evitare la beffa che parte di questi flussi tornino in discarica”.

    Fonte: LaStampa.it

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