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    Terra dei fuochi. Interessa tutti noi. L’esempio di veri cittadini.

    C’è una terra che brucia ogni giorno e quasi nessuno più ne parla.

    C’è un popolo che resiste ogni giorno a queste fiamme e non si arrende all’abbandono e alla barbarie.

    Parliamo della terra dei fuochi e delle sue popolazioni. Terra dei fuochi che oggi possiamo definire Terre dei fuochi – visto che di rifiuti interrati e bruciati pare sia piena tutta l’Italia – e della Rete di Cittadinanza e Comunità che ha Enzo Tosti come suo portavoce.

    La rete di Cittadinanza e Comunità (RCC) è un’insieme di varie associazioni anche distanti per origine, peculiarità e posizione geografica (fanno parte della rete anche  “COVA Contro” l’associazione lucana che si occupa dell’inquinamento in Val D’Agri, e il Comitato IoLotto in Emilia Romagna), che hanno deciso di non arrendersi al fuoco dei rifiuti, all’uso degli inceneritori, alla morte dei loro figli per tumori, alla lenta agonia dei loro cari per malattie legate al cibo avvelenato che mangiano o all’aria carica di veleni che sono costretti a respirare.

    Le associazioni denunciano da tempo e ogni giorno l’assenza quasi totale dello stato e delle autorità preposte. Le soluzioni preposte si rivelano inefficaci e solo fumo negli occhi. leggi alla voce  L.6/2014 su Terra dei Fuochi.

    Puerili e irrispettose poi sono le scuse del ministro Lorenzin per negare un problema chiarissimo. Leggi alla voce stili di vita campani come causa dell’alto tasso di mortalità in Terra dei Fuochi.

    Inoltre sono disastrosi e improponibili le soluzioni istituzionali:

    • Assenza di un vero piano rifiuti puntando su tecniche obsolete di smaltimento, ampliando la portata di incenerimento del termovalorizzatore di Acerra.
    • Mancata circoscrizione delle aree avvelenate, e interdizione all’agricoltura – ove necessario -, causando gravi confusioni e danneggiando la parte sana che in Campania è fondamentale dal punto di vista economico.
    • Assenza di bonifiche.
    • Assenza di controlli sul territorio. I roghi aumentano, nonstante la regione avesse promesso i droni per meglio monitorare.

    Mentre si parla, nella terra dei fuochi, un tempo terra di Re e Campania Felix, si muore. Il male non risparmia nessuno. Dai più piccoli agli anziani. Si muore perché si bruciano ogni tipo di rifiuti con quasi totale assenza di controlli. E questa estate pare preannunciarsi molto calda, a vedere le ultime notizie da questi posti.

    Ma qualcuno oppone resistenza!

    RCC è una vera e propria rete di associazioni e di persone che hanno avuto il merito di portare nei mesi scorsi l’attenzione della piccola e grande stampa sul problema, di fare dal basso una grossa manifestazione (120000 persone) per gridare “STOP BIOCIDIO” per sollecitare l’attenzione della politica e degli altri cittadini.

    Ma RCC non è solo protesta ma anche e soprattutto proposta. Mettere insieme le persone, coordinarle, coinvolgere le istituzioni locali, sensibilizzare la restante parte della popolazione e soprattutto prendersi cura del territorio.

    Nello specifico si sono dotati di un team di lavoro interno ad alta competenza specifica: avvocati, tecnici, medici. E’ al cambiamento del paradigma culturale che lavorano gli associati della RCC. Un Paradigma culturale non più fondato soltanto sull’inseguire l’amento del PIL e la grande industria che ha come primo ed unico interesse il profitto ad ogni costo. E spesso i costi più grandi li paga la natura e la nostra salute.

    Forte è anche la loro presenza sul territorio per sensibilizzare la parte più sfiduciata o restia al cambiamento. Tale lavoro si cerca di farlo anche entrando nelle scuole. Miriam Corongiu e la sua famiglia, sono un esempio in tal senso. Attivista anche nel Movimento per la decrescita felice, ha scelto di ritornare con suo marito e la loro figlia, alla terra. Coltivare in modo sano e naturale, preservando un pezzo di territorio nel vero senso della parola. Visitare il loro orto è un’esperienza da fare. Ma non solo. Miriam e Vincenzo ospitano spesso gli incontri della RCC nei loro spazi, per creare unti di incontro e sensibilizzazione. Oppure anche per ricordarsi che sono tutti parte di una rete e che stare insieme corrobora la forza nella lotta e far star bene. Forse pensiamo che questo sia scontato ma vi assicuro che ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio a creare un angolo di vero paradiso in una terra che intorno pare essere un inferno.

    Al centro di tutto vi è la salute che difendono cercando la verità. A questo proposito è nato il Progetto Veritas che consiste nel fare test tossicologici su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi. Tali test verranno effettuati da un team di medici dell’Università Federico II di Napoli e avranno lo scopo di  comprendere quale sia il livello dell’esposizione all’inquinamento ambientale.

    Non solo. Su questi risultati il Prof. Antonio Giordano, già direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia e oncologo campano di fama internazionale, condurrà uno studio scientifico del tutto indipendente e gratuito. Un lavoro che avrebbe dovuto commissionare lo stato ma che è nato dal basso dalla forza dei cittadini.

    Contadini, agricoltori, produttori, commercianti, semplici cittadini chiedono solo di poter vivere dignitosamente nella loro terra. Lo chiedono mettendoci la faccia e soprattutto sporcandosi le mani. Lo chiedono facendo ogni giorno il loro mestieri di donne e uomini degni di tal nome.

    Donne e Uomini che sono anche cittadini, attivi.

    Alessandro Lauro

    per info:

    Rete di Cittadinanza e Comunità

    Georgika.it

    Progetto Veritas

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Discussion 2 Responses

  1. 16 giugno 2017 alle 09:39

    Articolo scritto in italiano approssimativo e pieno di generalizzazioni e inesattezze. Ancora a parlare di “cibo avvelenato”? Ancora a richiedere “circoscrizione terreni avvelenati”? Da attivista ad attivisti: almeno noi dovremmo essere attenti e rigorosi nelle nostre valutazioni, nelle diagnosi come nelle terapie proposte. Altrimenti si fa confusione e si diffonde timore infondato. Ma piú di tutto, si passa per cialtroni. Un pó di sforzo, di esattezza e di cura nella scrittura, e che diamine!

    • 18 giugno 2017 alle 08:32

      Signor Nicola,

      potrebbe gentilmente elencarci le sue esattezze? L’articolo non è solo di denuncia ma anche di proposta. C’è cibo buono e cibo meno buono e le associazioni elencate questo dicono e cercano NEI FATTI di sostenere questo. Magari poteva essere più attento e preciso – come pretende – nella lettura. Forse a lei non interessano certe proposte ma a molte persone che vivono in quelle terre (forse anche lei?) si e si sono attivati. Magari allora può contribuire elencando per loro, qui le sue esattezze.
      Grazie.
      Alessandro Lauro

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