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  • 15set

    Intelligenza artificiale e big data per l’agricoltura del futuro

    Dalla Webvalley di Trento, campus estivo dedicato a giovani studenti fra i 17 e 18 anni, i ricercatori di domani studiano nuove soluzioni per l’agricoltura

    RUDI BRESSA

    Sarà un’agricoltura digitale quella del prossimo futuro. Un’agricoltura dove i big data e gli science data saranno impiegati direttamente sul campo, e dove l’intelligenza artificiale potrà prevedere in anticipo la qualità dei prodotti, il grado di maturazione, la presenza o meno di patogeni. Si conosceranno le produzioni ancora prima di fare la raccolta, mentre si potrà intervenire puntualmente in caso di infestazioni, o di fertilizzazioni. Meno derrate saranno sprecate, perché selezionate prima ancora della conclusione del ciclo biologico di maturazione.

     

    Un software per studiare le mele

     

    È questa la visione che, da Trento, i giovanissimi studenti impegnati nell’undicesima edizione della Webvalley hanno messo a punto durante le tre settimane di campus estivo. Ospitati in un paesino di montagna, rigorosamente raggiunto dalla fibra e lontano dai grandi centri urbani, 18 studenti si sono incontrati e, guidati da tutor e ricercatori, hanno partorito un’idea, realizzato un progetto e costruito un prototipo funzionante.

     

    Qui, nella valle dei ricercatori ideata dalla Fondazione Bruno Kessler, ogni anno vengono invitati giovani talenti italiani e americani, in un percorso di ricerca interdisciplinare che li aiuterà nella formazione e perché no nella scelta del percorso degli studi universitari.

     

    Studenti sul campo per testare il drone

     

    LA VALLE DEI GIOVANI TALENTI

    Ispira ed affascina vedere come le nuove generazioni siano già proiettate nel futuro, e la facilità con la quale le giovani menti ragionano e parlano animatamente di big data, AI, deep learning. Tutti termini legati alle tecnologie cosiddette “intelligenti”, quelle che ormai permeano la vita di tutti i giorni: dal contatore al termostato, dalla nostra auto all’ultimo modello di smartphone.

     

    Gli studenti arrivano da molte scuole americane

     

    Negli anni la Webvalley ha sfornato ricercatori che oggi collaborano con i migliori centri di ricerca e le grandi aziende del web, dal Cern di Ginevra a Google. Molti tra questi hanno fondato le loro startup. “Si tratta di una scuola per ragazzi eccellenti, provenienti da varie formazioni, o comunque legati al mondo dell’IT”, spiega Cesare Furlanello, responsabile unità predictive MPBA (Models for Biomedicine and Environment) presso il centro per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione di FBK.

     

    In classe durante il campus, lavoro di squadra

     

    Alcuni di loro fanno parte dei finalisti del premio Intel Isef, la fiera mondiale della scienza che si tiene negli Stati Uniti, vinto quest’anno da un ragazzo italiano?

     

    DRONI E SOFTWARE CHE IMPARANO DA SOLI A RICONOSCERE LA FRUTTA

    Gli studenti hanno così messo a punto un drone capace di muoversi in maniera autonoma tra i filari di meli, cultivar tipica dell’agricoltura trentina, e capace di identificare frutto per frutto e inviare in tempo reale i dati, che vengono successivamente analizzati dal server. Uno spettroscopio analizza la qualità dei frutti e il loro grado di maturazione, mentre una telecamera raccoglie le immagini che saranno poi processate per diventare un grande database delle mele. Forma, colorazione, grandezza e molti altri parametri, serviranno per capire la qualità del frutto. Mela dopo mela, ogni frutto avrà una sorta di etichetta.

     

    La presentazione finale del progetto

     

    Per arrivare a questo gli studenti hanno messo a punto un software capace di riconoscere ogni singolo frutto e di darne una sorta di valutazione: questo grazie ad un’enorme quantità di dati raccolti sul campo (i big data, appunto) e “dati in pasto” alla potenza computazionale dei server via internet. Il software impara a distinguere la varietà e la qualità della mela, in modo tale che l’azienda agricola possa calcolare la propria produzione annuale e al contempo stimare gli indennizzi per i danni ricevuti dalle calamità naturali. Come la gelata del 21 aprile scorso che ha ridotto di quasi il 70 per cento la produzione di mele della prossima stagione.

     

    Cesare Furlanello, responsabile unità predictive MPBA (Models for Biomedicine and Environment)

     

    Un campus che dimostra come anche in Italia si possano coltivare giovani talenti fin da ragazzi, i quali, con preparazione ed entusiasmo, stanno già immaginando e realizzando quello che sarà il nostro futuro.

    Fonte: LaStampa.it

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