• 30set

    I mattoni che ci mancano

    Basta aprire un quotidiano, accendere una radio o un televisore e ne siamo subito inondati. Oramai sono anni, decenni che va avanti così. Di notizie brutte ne abbiamo in quantità enormi.

    Furti, omicidi, femminicidi, guerre, terrorismo, prese di posizione di governi e personaggi pubblici che deludono le aspettative che avevamo costruito nella nostra mente.

    E’ il modello culturale ed economico esasperato e fondato sul concetto di crescita, che sta creando tutto questo. Uno svuotamento quotidiano e preciso dell’umano. Una società creata dagli uomini che si sta spogliando dell’umano e dell’umanità. Paradosso dei paradossi.

    Si, abbiamo perso l’elemento fondamentale che è la compassione. Patire insieme. Condividere insieme le sofferenze e le difficoltà ma – perchè no – anche le gioie e le cose belle che la vita potrebbe offrirci. Non siamo più abituati a questo. Sempre più chiusi ed incentrati in noi stessi, attenti ai nostri problemi tanto da cronicizzarli e a riversarli sugli altri in modo più o meno consapevole.

    Così centrati in modo sbagliato su noi stessi, da non vedere le ombre che ci abitano, ma bravissimi a riconoscerle negli altri e a condannarle e biasimarle anche con violenza.

    Si, perché si può avere compassione delle altrui mancanze e altrui difficoltà, solo se si è sperimentato il proprio limite e la propria manchevolezza. Solo se si è fatto i conti con le proprie umanissime ombre.

    Recuperare questo aspetto, allora credo sia davvero importante.

    E come fare per iniziare questo processo, nel piccolo come nel grande?

    Offrendo la propria presenza. Una volta fatto questo la paura viene superata e con essa l’incomprensione ed è possibile arrivare al dialogo e poi a comprendersi.

    E una volta che si è compresi scatta la responsabilità dell’altro. Ci si carica su di sè dell’altro. Allora si è davvero incontrato l’altro.

    La responsabilità è la prima vera maniera per dire “io voglio essere in dialogo con l’altro, voglio comprendere l’altro e amarlo come posso nel migliore dei modi possibili”

    Certo, possiamo amare gli altri senza la responsabilità e allora lo stiamo consumando – come questa società ci insegna fin da bambini. Magari ci soddisfa ma non è amore. “L’amore è sempre intelligente e carico di responsabilità.”

    Se abbiamo avuto storie d’amore, lo sappiamo bene. Si prosegue anche per la responsabilità che si aveva dall’altro.

    Così ci si umanizza, non ci sono altre vie.

    Alessandro Lauro

     

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