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  • 16nov

    Il pane e le rose: dal cibo all’amore, ecco per cosa si deve lottare

    Domenica all’Odeon di Firenze, si è svolto l’incontro organizzato da Terra Nuova il Pane e le Rose: Nutrire il Corpo, l’Anima e il Pianeta. Oltre alla salute, al cibo sano, all’ecologia, un momento di confronto e di incontro su tutto il buono e il bello che c’è, che dovremmo custodire e ricercare.

    «La lavoratrice deve avere il pane, ma anche le rose» questa frase tratta dal discorso di Rose Schneiderman, leader femminista e socialista della WTUL, ha accompagnato uno dei più importanti scioperi della storia: quello dei lavoratori dell’industria tessile di Lawrence, nel Massachusetts. Era il 1912 e la protesta, nata da alcuni operai che si opponevano a una diminuzione dei salari, ben presto coinvolse oltre 25000 persone. Non si trattava più di soli stipendi, si stava combattendo per qualcosa di più grande, per ottenere migliori condizioni di vita.

    E forse, oggi come allora, ancora di questo si tratta: delle nostre condizioni di vita e di cosa fare per migliorarle. Per vivere bene, in salute e con gioia.

    Ce lo ha spiegato Franco Berrino, epidemiologo di fama internazionale, già a guida del dipartimento di nutrizione dell’Istituto Tumori di Milano e presidente dell’associazione La Grande Via. Con lui Maurizio Pallante, scrittore e ideatore del pensiero della decrescita felice.

    E ancora: Nives Favero, psicoterapeuta e autrice di Amare senza farsi male; Elena Tioli, autrice di Vivere senza supermercato; Annalisa De Luca, dell’Associazione Grani Antichi di Montespertoli e autrice del libro Facciamo il pane; Adriana Rocco, che con la sua meditazione ha guidato i presenti nell’atto del mangiare, del vivere e del pensare con consapevolezza.

    E così, mentre Annalisa De Luca preparava la pasta madre, Berrino spiegava come masticare il pane: con lentezza e coscienza. Perché corretta alimentazione

    non significa solo mangiare con moderazione, ridurre i derivati animali e eliminare la carne, ma anche avere il giusto atteggiamento nei confronti del cibo.

    Nel momento del pasto ma anche della produzione.

    La nostra salute e il nostro futuro dipendono, infatti, dal pane quotidiano che saremo in grado di produrre – spiega Maurizio Pallante – dipendono dalla qualità e dalla biodiversità, dal modello agricolo e dall’economia che sapremo costruire. Bisogna ripartire dalla terra, recupere grani antichi, riappropriarci delle filiere del cibo e dei saperi per troppo tempo dimenticati: dall’uso del lievito madre alla riscoperta della stagionalità, dai tempi alla tecniche di macinazione delle farine, dalla lavorazione alla cottura.

    Tutto ciò è strettamente legato dalle nostre scelte quotidiane, al nostro stile di vita, alla nostra capacità di ridurre gli sprechi, il superfluo e le sofisticazioni alimentari. Ma anche alla nostra capacità di saper fare e tornare a fare, di rallentare per apprezzare e valorizzare tutti quei beni, relazionali e sociali, lontani dal consumismo, che non fanno aumentare il Pil ma che di certo fanno crescere il benessere, individuale e sociale. Questa è la decrescita. Pratica quotidiana, condivisione e nutrimento interiore, tanto importante quanto quello fisico.

    E ancora una volta è dal pane che si può ripartire, per riscoprire un modello sociale e culturale basato sull’accoglienza, sulla convivialità e sull’amore, per noi stessi e per chi abbiamo attorno.

    Preparare un buon pane significa infatti cura della nostra salute, del nostro pianeta e delle persone che ci circondano: un grandissimo atto d’amore. Qualcosa per cui lottare.

    Oggi come allora: per il pane, simbolo di autosufficienza, che non significa altro che indipendenza e quindi libertà.

    L’intero convegno è stato trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook di Terra Nuova Edizioni  ed è stato videoregistrato: guardalo sul canale YouTube di Terra Nuova.

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