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    Parlare di sostenibilità al giorno d’oggi non può esimersi dal mettere in dubbio il sistema economico industriale in cui ci troviamo immersi, questa mega-macchina basata esclusivamente sulla crescita del PIL.

    Questo sistema, oltre a produrre ingiustizia e disastri ambientali, sta dimostrando sempre più di non essere al servizio dell’uomo: lo ha invece reso suo schiavo, consumatore di un benessere ampiamente illusorio.

    Parlare di sostenibilità psico-sociale significa quindi, a nostro avviso, parlare di Decrescita. Significa liberare l’essere umano da queste catene che lo avvolgono ormai in ogni ambito della sua vita, e riportarlo al centro del mondo riponendo nuovamente l’economia al suo servizio.
Intendo per Decrescita non la recessione che stiamo vivendo ora, né il ritorno all’età della pietra da molti caldeggiato, bensì il coniugare la saggezza del passato con ciò che vi è di buono nel progresso, “l’abbandonare radicalmente l’obiettivo della crescita per la crescita, del progresso e dello sviluppo fini a se stessi, un obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale e le cui conseguenze sono disastrose sia per l’ambiente”   che per gli esseri umani.

    L’obiettivo della decrescita non è la quantità, ma la qualità, è una società in cui si vivrà meglio lavorando e consumando meno e meglio.
La medicina è anch’essa imbrigliata in simili catene. Viviamo in un mondo sempre più inquinato, siamo sempre più di corsa, stressati, imbottiti di cibi malsani e in sovrabbondanza. Viviamo normali eventi della vita (gravidanza, vecchiaia, calvizie) come se fossero patologici. Non tolleriamo più lo star male, il dover stare qualche giorno “fermi”. I dottori, quando ci visitano, non ci guardano magari neanche in faccia, qualche sbrigativa domanda, due o tre esami e ci prescrivono una tonnellata di farmaci.  
Tutto ciò fa aumentare il PIL. Quindi, secondo gli economisti, più ci ammaliamo, più visite facciamo, più medicine assumiamo, e più aumenta il nostro benessere!
    Decrescita in medicina significa invertire questa rotta, svincolare la medicina dalle influenze che nel corso dei secoli le ha apportato un sistema economico basato esclusivamente sulla crescita della produzione di merci (e non sul perseguimento del ben vivere dell’umanità), affrancarla da una visione miope della scienza e del progresso (materialista, meccanicistica, biecamente riduzionista e non olistica) la quale ha fatto dell’uomo un oggetto di studio come gli altri, trascurandone le varie dimensioni essenziali (non materiali), la sua unitarietà e la sua complessità (soprattutto a livello emotivo). La decrescita, come in economia, si propone di riorientare la medicina secondo un carattere prettamente qualitativo (e non quantitativo), riportando l’unicità della persona al centro del processo medico e promuovendo tutte quelle pratiche che mirino al reale benessere psico-fisico e sociale dell’essere umano, inteso nella sua globalità. Inoltre, in antitesi con l’approccio scientifico/positivistico, “la medicina della decrescita” non contrappone l’uomo alla natura attraverso una logica di dominio e di controllo assoluto, ma vede l’uomo come parte della natura stessa, in armonia con essa e promuove un concetto di salute che non può prescindere dalla cura e dal rispetto dell’ambiente circostante.

    In pratica cosa vorrebbe dire?
Vorrebbe dire fare prevenzione primaria, ovvero promuovere stili di vita che prevengano le malattie e che promuovano la salute, intesa come completo benessere psico-fisico e sociale (definizione OMS). Questo implica, però, la necessità di garantire anche un ambiente sano in cui vivere, sia dal punto di vista ambientale che lavorativo!
Vuol dire avere un approccio olistico al paziente, ovvero avere una visione del paziente non come di una macchina fatta di tante cellule, organi, apparati, ma come persona, unica e unitaria, in cui mente e corpo non sono che due facce della stessa medaglia, in un rapporto continuo e dinamico con l’ambiente circostante. Consumiamo una moltitudine di farmaci inappropriati (es. antibiotici, antiinfiammatori etc.). Numerosi sono, inoltre, le analisi inutili e gli screening inefficaci che non modificano il decorso della patologia ma ne anticipano solo la diagnosi. Un farmaco inutile è una merce, ma non un bene. Aumenta il PIL, ma è potenzialmente dannoso per il nostro organismo. Farne a meno porta a quella che noi definiamo “decrescita felice”!

    Sotto l’influenza delle multinazionali del farmaco stiamo assistendo alla creazione di nuove malattie, il cosiddetto disease mongering (es. il deficit di attenzione con iperattività), alla medicalizzazione di normali eventi della vita (come la gravidanza, la vecchiaia) e all’allargamento dei confini dei valori anormali (es. i valori pressori e i valori di colesterolo sempre più bassi). Non è forse venuta l’ora di invertire questa tendenza?

    La depressione maggiore sarà nel 2030 la principale causa di disagio legata ad una malattia. Sarà tutto ciò legato ad una perversa casualità o è in parte causato dalla deriva culturale della nostra società che ha sacrificato il ben-vivere sull’altare della produttività economica?
In alcune patologie è dimostrato che la psicoterapia ha efficacia pari ai farmaci. Perché allora in alcuni ambienti psichiatrici si continua a fornire principalmente solo il trattamento farmacologico? 
Decrescita in medicina significa, però, anche promuovere la concezione che la sofferenza, la malattia e il dolore sono normali esperienza della vita, spesso propedeutiche alla gioia o ad un qualche cambiamento e non necessariamente qualcosa di avulso dalla nostra vita che è necessario sempre eliminare appena insorto ed ad ogni costo. Significa considerare la morte come parte della vita e approcciarsi al fine vita guardando alla qualità e non solo alla quantità.

    http://www.youtube.com/watch?v=dS60nSE7jXM&list=PLi5U2-e2X11hEe07tzgFXkD-LHszY0dBy

    Per maggiori informazioni si possono visionare i seguenti documenti:

    -M. Pallante e J.L. Aillon, Decrescita felice e costruzione della salute: un circolo virtuosoRiflessioni Sistemiche, N° 16, 2017;

    -Borowy, Iris, and Jean-Louis Aillon. “Sustainable health and degrowth: Health, health care and society beyond the growth paradigm.” Social Theory & Health (2017): 1-23.

    – Paper presentato alla 4 Conferenza internazionale della Decrescita (Leipznig 2014): J.Aillon, E. Dal Santo, “Health and Degrowth”, a new paradigm in the field of sustainability Leipznig 2014http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/Abstract-J.Aillon-Health-and-Degrowth-long-abstract-non-modificabile.pdf

     1° Conferenza Nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute: associazioni e politica a confronto

     2a Conferenza Nazionale Decrescita, Sostenibilità e Salute. Dalla Carta di Bologna al TTIP: la parola ai cittadini

    – Intervista a Jean-Louis Aillon (referente Gruppo Decrescita e Salute) Se il link non funziona cliccare qui

    Decrescita e salute.La decrescita in medicina

    Video-intervento in Commissione Parlamentare Affari Sociali su Decrescita e Salute (J. Aillon)

    –  Poster: doctors for degrowth, from theory to practice (Jean-Louis Aillon, Pierpaolo Dal Monte, Elena Dal Santo; 3 Conferenza internazionale sulla Decrescita, Venezia 2012)

    – Decalogo del paziente (Circolo MDF di Roma)

    – Carta di Bologna per la Sostenibilità e la Salute (Rete Sostenibilità e Salute)

    – Sostenibilità e salute (P.P. Dal Monte)

    – Bibliografia di testi attinenti Decrescita. Sostenibilità e Salute

     

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