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  • 23mar

    ‘Se paghi puoi distruggere il paesaggio’: ambientalisti contro la delibera di Caldoro

    Come nel libro ‘1984‘ di George Orwell, dove il ministero della Pace si occupava di fare la Guerra, le parole sarebbero usate con un significato opposto a quello ufficiale. Per la giunta regionale campana guidata dal Governatore pidiellino Stefano Caldoro (assessore all’Urbanistica il pidiellino Marcello Taglialatela), la delibera appena approvata detterebbe “norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania”. Per le principali associazioni culturali e ambientaliste, tra cui Legambiente, Eddiburg, Italia Nostra, Fai – che hanno firmato un comunicato congiunto di condanna del provvedimento – siamo invece di fronte al “più grave stravolgimento sino ad ora tentato della disciplina paesaggistica, così come scritta nella nostra Costituzione, nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, nella Convenzione europea del paesaggio”. E chiedono che ne sia dichiarata l’incostituzionalità.

    Chi ha ragione? A leggere la norma prodotta dall’esecutivo, ora al vaglio delle commissioni consiliari regionali, le preoccupazioni del mondo ambientalista appaiono fondate. Leggere per credere il primo comma dell’articolo 7, dal suadente titolo “Strumenti per la pianificazione sostenibile”. Un comma che introduce il concetto di ‘ecoconto‘, che “misura l’impoverimento del valore di un determinato territorio, a seguito della sua trasformazione, e ne quantifica la necessaria compensazione per bilanciarne gli effetti”. “E’ una norma pericolosa – sostiene Fausto Martino, architetto della Soprintendenza ed ex assessore comunale all’Urbanistica di Salerno – perché ammette, in via generale e preventiva, che si possa danneggiare il paesaggio dietro pagamento”. Dando licenza di devastare agli imprenditori con molti capitali e pochi scrupoli.

    E non sarebbe l’unica miccia della bomba pronta a scoppiare. Nell’articolo 15, attraverso una serie di criptici commi abrogativi di vecchie leggi, decrittabili solo dagli addetti ai lavori, si distruggono a poco a poco alcuni dei principali strumenti di protezione del territorio campano. Consentendo, ad esempio, l’applicazione del piano casa e l’incremento delle volumetrie anche nelle ‘zone rosse’ a rischio eruttivo, alle falde del Vesuvio. E cancellando alcuni Comuni del salernitano, tra cui Cava de’ Tirreni e Sant’Egidio Montalbino, dal sistema di vincoli del piano urbanistico territoriale della costiera sorrentina ed amalfitana, una legge regionale del 1987 che ha funzionato da scudo contro le mire speculative nelle zone ad alta attrattiva turistica della Campania.

    La nota degli ambientalisti, prima firmataria la presidente nazionale di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino, è durissima. Si accusa la giunta campana di aver prodotto un disegno di legge con la finalità dichiarata di “limitare i vincoli che gravano sul territorio per rilanciare il settore edilizio, e allo stesso tempo risolvere il problema dell’abusivismo con lo stravolgimento dei principi di legalità di sanzione e riparazione. Ancora una volta, nel nome di un modello economico arcaico e dissipatore, si tenta l’assalto, forse definitivo, al paese dove fioriscono i limoni”. “Non tutela del paesaggio, quindi – affermano i firmatari dell’appello – ma piuttosto una nuova puntata della discutibile avventura intrapresa con il piano casa, attraverso la quale viene sancita la rinuncia dei poteri pubblici al diritto/dovere di esercitare la sovranità territoriale nell’interesse generale”.

    Fa discutere anche la scelta di trasferire la competenza dell’approvazione del futuro piano paesaggistico regionale dal consiglio alla giunta, con la commissione consiliare chiamata a fornire un semplice parere. “Giuridicamente antidemocratico” sostengono le associazioni, preoccupate che uno strumento così importante di tutela e pianificazione venga sottratto al confronto pubblico in aula tra tutte le forze politiche.

    Tagliando e ritagliando, l’articolo 15 manderebbe al macero persino la legge regionale che ha costituito la riqualificazione paesistico ambientale dell’antica città di Velia nel Cilento. Una legge approvata all’unanimità nel 2005 su input del consigliere regionale Ds Nino Daniele e su mobilitazione del mondo della cultura, con le adesioni di Francesco Paolo Casavola, Gerardo Marotta, Aldo Masullo, Luciano De Crescenzo, Werner Johannowsky. La cui abrogazione comporterebbe l’addio allo stop alle nuove costruzioni in questa zona.

    Su questo punto Taglialatela smentisce nettamente. E in un’intervista a Ottavio Lucarelli sulle pagine napoletane di Repubblica rimanda al mittente le preoccupazioni degli storici: “Non c’è alcun pericolo per Velia. E’ vero, è prevista l’abrogazione della legge di tutela. Ma è anche vero che quella legge non è stata mai attuata e finanziata e che comunque per Velia esistono i vincoli approvati nel 2009 per il piano del Parco del Cilento. E’ inaccettabile essere messi sotto accusa su fatti inesistenti”. E per quanto riguarda le critiche mosse dagli ambientalisti nel merito del ddl, Taglialatela ha replicato così: “Ecoconto potrà anche sembrare una brutta parola, ma è il modo in quale in tutta Europa si determinano le politiche ambientali e paesaggistiche, senza incrementi di volumetrie, individuando una serie di meccanismi compensativi attraverso la delocalizzazione degli interventi da alcune aree ad altre aree, o mettendo a disposizione un’area per riqualificare l’esistente – ha detto l’assessore al fattoquotidiano.it – Quanto alle riflessioni sul ‘costo’ del paesaggio, se chiediamo a un privato un intervento di riqualificazione ambientale, è necessario che il privato abbia un interesse, altrimenti non lo compie. Ma contrariamente a quel che pensano alcuni, non credo che gli imprenditori siano tutti palazzinari speculatori. Al contrario – ha concluso Taglialatela – gli imprenditori chiedono solo di potersi muovere tra regole certe e applicate. Agli ambientalisti va bene questa impostazione o vogliono continuare a dire sempre no a tutto?”.

    Fonte: ilfattoquotidiano.it

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