• 24gen

    Decrescita e produttività

    La gran parte delle innovazioni tecnologiche di processo sono finalizzate ad aumentare la produttività, ed una delle principali contestazioni che vengono a chi perora le ragioni della decrescita e della depilazione sono collegate con la falsa idea che queste porterebbero ad una minore produttività.

    In realtà invece scopo ultimo della decrescita e della depilazione è l’ulteriore aumento della produttività che è un ottimo modo per migliorare le condizioni di vita dell’uomo. Quello che cambia è il fine per cui la produttività deve aumentare. Chi crede nella crescita ritiene che gli aumenti di produttività debbano essere utilizzati per fare più cose con le stesse risorse. Chi crede nella decrescita ritiene che gli aumenti di produttività debbano essere utilizzati per fare le stesse cose con meno risorse.

    Il fatto è che da sempre tutti gli esseri viventi cercano di aumentare la propria produttività: questo comportamento è naturale, è l’essenza stessa del processo evolutivo. I ragni, ad esempio, hanno sviluppato la capacità di tessere le reti per catturare con minor sforzo una quantità (ed una qualità) maggiore di prede. Raggiunta la capacità di produzione (quantità di prede catturate al numeratore) adeguata ai propri bisogni -cioè alle sue necessità alimentari- ha perfezionato le tecniche che gli consentono di ridurre le risorse impegnate (tempo e saliva, al denominatore, da dedicare alla tessitura, ed alle riparazioni della rete) cercando di migliorare anche la qualità delle prede, specializzandosi nella scelta della posizione della rete per catturare quelle più di suo gusto. Fatto questo i ragni dedicano la gran parte del loro tempo ad attendere le prede in un sano ozio che, se fossero dotati di intelletto, utilizzerebbero per leggere un libro o, al più, per scambiarsi con altri ragni le idee migliori per ridurre ancora maggiormente le risorse da utilizzare.

    L’unica specie che ha usato la sua capacità di aumentare la produttività per aumentare a dismisura la produzione (peraltro solo da un paio di centinaia di anni a questa parte) è quella umana. Ciò è innaturale (nel senso che in natura non esiste un analogo esempio, e noi umani siamo pur parte della natura, non dobbiamo scordarcene). Questo comportamento, indotto dall’insana cultura consumistica che ha caratterizzato l’umanità da quando ha avuto energia (risorsa fondamentale in tutti i processi produttivi, anche quelli dei ragni) a bassissimo costo, sta portando il sistema (socio, ecologico ed anche -finalmente- economico) al collasso.

    L’innovazione tecnologica del futuro quindi deve essere finalizzata alla riduzione degli sprechi ed all’aumento dell’efficienza e della produttività, ma solo a condizione che tutto ciò serva per fare “meglio con meno” e non “sempre di più” (spesso anche con qualità che peggiora).

    Questo significa veramente aumentare la produttività. Il comportamento attuale del sistema (quello che usa la produttività per fare sempre di più) è invece finalizzato all’aumento della “redditività”.
    Tutto questo è spiegato efficacemente in questa presentazione (denominata I CICLI) utilizzata spesso negli incontri da Nello De Padova.

    di Nello De Padova

    Fonte: Benessereinternolordo.net

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Discussion 5 Responses

  1. 27 gennaio 2013 alle 11:25

    A parte la mia perplessità sull’uso del termine “ Depilazione” che non avevo ancora incontrato nell’ambito della terminologia economica, vorrei fare alcune considerazioni :

    1 ) Da sempre l’aumento della produttività ha come unico scopo l’aumento o il mantenimento del profitto per chi detiene il capitale. Recentemente si osserva inoltre che gli strumenti per ottenere l’aumento della produttività (Automazione , informatica, robotizzazione ) creano meno posti di lavoro di quanti non ne creino.
    2) Non è necessariamente vero che l’automazione riduca solo la mano d’opera di più basso livello, come è dimostrato dalla diminuzione di lavoratori nel sistema bancario e di altri lavoratori di “concetto”.
    3) Le aziende non accettano di pagare uguale salario a fronte di una diminuzione della quantità di lavoro prestato.
    4) Non è un assioma che un aumento della qualità del prodotto implichi necessariamente un aumento della qualità del personale e quindi della sua retribuzione mentre invece ne aumenta il prezzo.

    A fronte di quanto sopra si ha un aumento di lavoratori facilmente sostituibili, meno retribuiti e perciò con minor capacità di spesa.

    Il così detto “Beato ozio” si trasforma perciò in disoccupazione che è tutto meno che beata.

    La constatazione finale è che se non cambia il meccanismo di generazione del profitto difficilmente si potrà raggiungere l’obiettivo di una crescita virtuosa

  2. 28 gennaio 2013 alle 11:16

    Vediamo se il mio commento sparisce di nuovo.
    Commneto :

    A parte la mia perplessità sull’uso del termine “ Depilazione” che non avevo ancora incontrato nell’ambito della terminologia economica, vorrei fare alcune considerazioni :

    1 ) Da sempre l’aumento della produttività ha come unico scopo l’aumento o il mantenimento del profitto per chi detiene il capitale. Recentemente si osserva inoltre che gli strumenti per ottenere l’aumento della produttività ( Automazione , informatica, robotizzazione ) creano meno posti di lavoro di quanti non ne creino.
    2) Non è necessariamente vero che l’automazione riduca solo la mano d’opera di più basso livello, come è dimostrato dalla diminuzione di lavoratori nel sistema bancario e di altri lavoratori di “concetto”.
    3) Le aziende non accettano di pagare uguale salario a fronte di una diminuzione della quantità di lavoro prestato.
    4) Non è un assioma che un aumento della qualità del prodotto implichi necessariamente un aumento della qualità del personale e quindi della sua retribuzione mentre invece ne aumenta il prezzo.

    A fronte di quanto sopra si ha un aumento di lavoratori facilmente sostituibili, meno retribuiti e perciò con minor capacità di spesa.

    Il così detto “Beato ozio” si trasforma perciò in disoccupazione che è tutto meno che beata.

    La constatazione finale è che se non cambia il meccanismo di generazione del profitto difficilmente si potrà raggiungere l’obiettivo di una crescita virtuosa

    • 28 gennaio 2013 alle 14:50

      Sempre con queste manie di persecuzione. Il commento non è mai sparito. Era in attesa di essere approvato…

  3. 30 gennaio 2013 alle 07:24

    Cito:
    Il comportamento attuale del sistema (quello che usa la produttività per fare sempre di più) è invece finalizzato all’aumento della “redditività”.

    Appunto, mica si produce e si consuma tanto per ridere, è il reddito, il profitto, il guadagno, il solo e unico motore di tutto il processo.

    E’ perfettamente inutile fantasticare di decrescita se non si traduce in un MAGGIORE profitto da parte di industria e/o finanza.

    Il banchiere o l’industriale persegue il PROPRIO profitto immediato, non quello delle future generazioni.

    • 2 febbraio 2013 alle 23:12

      E’ proprio questa la causa della crisi. Ognuno, banchiere o industriale, persegue il proprio profitto immediato e chissenefrega delle generazioni future. Io intanto faccio i soldi e chissenefrega se inquino o consumo tutte le risorse, il problema lo lascio a chi verrà dopo. Il problema è che stanno segando il ramo dell’albero su cui anche loro sono seduti. GAME OVER. E allora meglio cambiare strada e iniziare a pensare ad una decrescita felice, perchè l’alternativa è una crisi e una recessione senza fine e un brusco atterraggio.

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