• 25mar

    Appunti in merito al comportamento a proposito di consumo, crescita e decrescita

    “Crescita”, nella nostra cultura è una parola che gode di ottima reputazione: scuola, pubblicità e media hanno molto lavorato affinché sia semanticamente connotata nel modo migliore, associandola spesso a “produzione”, “consumi”, “occupazione”, “PIL”, tutte cose che, pur se prive di una reale capacità “rappresentativa”, secondo la logica dominante dovrebbero CRESCERE per il bene del Paese.

    Tuttora la grande maggioranza di politici, imprenditori, sindacati, organizzazioni economiche nazionali e sovranazionali etc… afferma la necessità di una CRESCITA forte e infinita, diffondendo e sostenendo l’idea che ciò sia una necessità implicita nelle e delle organizzazioni umane a tutti i livelli per un sempre migliore e diffuso “benessere”.

    Basterebbe una modesta informazione in merito alle Scienze della Complessità e dei Sistemi complessi per capire che quanto sopra nasconde un tragico errore. Anche solo considerando i concetti di Feedback positivo e negativo emergerebbe con solare evidenza come una crescita costante porterebbe inevitabilmente qualsiasi sistema alle più disastrose conseguenze: è sufficiente guardarsi intorno con un minimo di attenzione critica per rendersi conto che tutti i sistemi (biologici, sociali, economici etc.) per avere una esistenza lunga e felice devono muoversi su equilibri dinamici tra crescita e decrescita e che – al momento – il nostro sistema è fortemente sbilanciato verso un eccesso di crescita drammaticamente non sostenibile.

    Perché questo non è capito dalla maggioranza di persone e organizzazioni? Perché parlare di decrescita è difficile e quasi scandaloso?

    Credo che le ragioni siano da ricercare, oltre che nella carenza di saggezza delle persone, nella disinformazione diffusa da scuola, pubblicità e mezzi di informazione. Disinformazione voluta e attuata al fine di massimizzare gli utili contingenti di molte organizzazioni e lobby che, assai poco responsabilmente ed eticamente, pensano e si comportano in termini rapinosi e di breve durata, senza porsi il problema di ciò che capiterà in tempi ormai non lunghi e di cui già si possono rilevare i prodromi.

    Pars construens

    Quanto sopra può sembrare banale, ma non credo sia banale ricordare le ragioni che stanno alla radice di qualcosa: i dettagli e le specifiche vengono dopo, quando si sono ben comprese le ragioni di fondo !

    Così vorrei procedere anche per quanto attiene alle proposte di intervento: guardando alla strategia, le applicazioni tattiche si vedranno volta per volta e non sarà troppo difficile se si avranno le idee chiare sulla strategia, sul perché e sul dove si vuole arrivare.

    Lo ripeto qui, cosa fondamentale sarebbe diffondere, proponendolo, non imponendolo, il paradigma delle scienze della Complessità e le caratteristiche dei Sistemi adattativi complessi, favorendo una discussione critica in merito, senza la pretesa di dettare mode, ma facendo emergere maieuticamente problemi e soluzioni.

    Certamente coloro che sostengono crescita e consumi all’infinito (sono molti e potenti) tenteranno di contrastare la diffusione delle nostre idee, ma un’entrata “morbida e duttile”, nonché culturalmente ben posizionata dovrebbe creare meno resistenze.

    Formulo una proposta e una “morbida”, ma profonda sfida: da molti anni ho in cantiere uno scritto, cui ho dato il titolo di “Homo sapiens, sapiens ?” che si vorrebbe riferire proprio alla trasmissione di culture e conoscenze tra umani, ovviamente correlate ai comportamenti.

    Nel frattempo ho scritto altri libri e paper, ma questo non l’ho ancora terminato … proprio perché credo che un simile progetto, che si prospetta come “infinito” così come perenne è il lavoro di aggiornamento della conoscenza, debba essere attuato da molti e anche “dal basso”, ovvero dai cittadini utenti, attraverso una interazione costante di idee e proposte (anche di legge, da portare avanti con le forze politiche disponibili a comprenderle e appoggiarle). Le attuali tecnologie informatiche consentono questo lavoro.

    Formulati progetto e sfida, pongo anche la mia disponibilità e la mia esperienza per questa impresa.

    Marco Villamira

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Discussion 4 Responses

  1. 25 marzo 2013 alle 20:14

    se vuoi posso contribuire!..Anch’io sto elaborando idee e tesi per favorire sì la “crescita”, ma quella intellettiva e sensoriale per giungere ad un comportamento “sostenibile” prima che il ” benessere ” sfacciato, che riguarda certamente sempre “pochi” sulla faccia della Terra, si riferisca a stili, usi e costumi, azioni che non rispondono né a bisogni primari ,né tantomeno diretti a chi necessita anche del minimo. Sono sempre più convinta che la vera lotta e denuncia consiste nel non cedere al “fascino” delle scorciatoie e a tutto quello che allontana l’uomo dal suo simile in nome dell’accumulo e del super soverchio!

  2. 26 marzo 2013 alle 09:30

    Credo sia necessario iniziare a diffondere i principi della Decrescita cercando di raggiungere un pubblico più vasto.
    Per fare questo penso che ci sia una strada obbligata fatta di alcuni punti chiave: 1) cambiare nome – Mi pare di non essere la sola a scontrarmi con la perplessità di amici e conoscenti quando pronuncio la parola “Decrescita”. Evidentemente la comprensione di questa parola richiede una sensibilità che molti non hanno. Meglio quindi trovare un temine maggiormente comprensibile.
    2) Sfruttare la rete, il movimento di Grillo insegna.
    3) Porre attenzione alla semplicità del linguaggio e cercare di evitare di diventare un movimento puramente “intellettuale”.
    Queste sono le basi, poi ogni iniziativa può essere utile.
    Senza queste basi vedo molto difficile introdurre le nostre idee nella società.
    Penso anche che sia giunto il momento di farlo,adesso, altrimenti la paura della crisi senza via d’uscita continuerà a dilagare con grande profitto per quel mondo politico ed economico che riteniamo essere la causa di tanti mali.

  3. 26 marzo 2013 alle 09:49

    Parlare di decrescita è scandaloso solo per i ricchi ignoranti, ignoratori direi, di professione.

  4. 9 aprile 2013 alle 18:20

    io collaborerei molto volentieri al progetto del libro in comune, però ho un dubbio per quanto riguarda la lettura della società della crescita che qui viene abbozzata.
    da quello che ho letto sembra quasi che ci siano un gruppo di persone che dall’alto indirizzano le nostre voglie consumistiche, obbligandoci a comportamenti che altrimenti non sceglieremmo per il loro profitto personale. mi sembra un po’ complottistica come visione del mondo. secondo me il processo che ha condotto alla società della crescita e che la riproduce continuamente è molto più complesso e per parlarne dobbiamo analizzare i singoli, le masse, il comportamento nei singoli all’interno della massa e poi la costruzione economica (banche, finanza, fabbriche etc..) che nasce e si sviluppa insieme alle richieste che arrivano dal basso. anche la pubblicità non è un fenomeno di semplice marketing: è un fenomeno sociale molto più complesso, per cui il consumatore medio richiede la pubblicità come strumento di accesso e di conoscenza del prodotto. insomma, dire semplicemente che dei generici “loro” controllano e fanno significa non capire bene quale tipo di “lotta” attende chi si vuole far promotore della decrescita

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