• 26mar

    La decrescita, come nuovo sviluppo

    Un termine nuovo è un buon inizio per una teoria, che s’identifica anche come nuova semantica dell’Universo.
    Chiariamo subito quindi, che Decrescita non è un sinonimo di Recessione.
    La Decrescita è una scelta volontaria e organizzata, di una nuova economia selettiva, tra produzione utile ed inutile, desueta e nuova, ecologica e dannosa.
    In parole semplici è la guerra dichiarata al degrado, allo spreco e alle produzioni inutili e/o dannose.
    Non sto parlando qui dello spreco del denaro, che è concetto elementarmente chiaro, ma sto parlando dello spreco delle risorse di energia ed elementi naturali, in danno dell’equilibrio naturale stesso.
    Forse potrà sembrare ora troppo semplice o presuntuoso indicarlo in poche righe.
    Ma non è così!
    E’ invece un esercizio di umile verità, dire ciò che è risaputo da tutti gli attuali distruttori del genere umano.

    Niente guerre;
    Niente colonialismi, economici e religiosi;
    Solo liberi scambi culturali, con risvolti anche economici: di valori e beni materiali, rappresentativi degli usi e costumi dei vari popoli con minimo scambio d’immigrazione di manodopera;
    Abbandono graduale ma veloce, dei combustibili fossili inquinanti, a prescindere dalle riserve ancora disponibili. Le riserve ancora disponibili, vengano pure abbandonate nel più breve tempo possibile;
    passaggio all’idrogeno e all’ammoniaca, per la produzione pulita e libera di energia elettrica, per le industrie attrezzate con combustori ecologici; Per le auto il passaggio all’idrogeno e all’ammoniaca, dovrà avvenire necessariamente solo dopo e non prima, di aver fermato l’inquinamento industriale; L’energia pulita e a basso costo va applicata prima all’industria e alla fornitura d’energia elettrica. Per le auto sono maggiori i problemi di miniaturizzazione degli impianti nei vani motore ristretti, e presentano tempi lunghi per la trasformazione degli impianti e le stazioni di distribuzione, dei nuovi carburanti;
    rinuncia ai carburanti di origine agricola, prodotta da alimenti umani e animali;
    riduzione drastica degli allevamenti bovini e dei pascoli ad essi dedicati,
    divieto internazionale di disboscamento delle foreste, per la trasformazione in pascoli e altro spreco delle risorse;
    incentivazione dell’alimentazione almeno prevalentemente vegetariana e degli allevamenti di pesce in mare;
    riciclaggio delle materie prime e raccolta e smaltimento dei rifiuti, gestiti direttamente dallo Stato, senza deleghe ed appalti a privati;
    lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili, dovrà essere effettuato alle alte temperature con l’utilizzo di lance termiche al plasma, che residuano atomi e non molecole pericolose. La produzione di energia elettrica collegata, sarebbe l’altro rovescio utile della medaglia della decrescita programmata;
    la produzione di energia come sopra e la costruzione di piccoli e medi impianti, per l’autonoma produzione di energia elettrica, posti direttamente presso le singole industrie, dovrà divenire una produzione della nuova impresa di Stato.
    Invece di produrre debito pubblico, lo Stato dovrà produrre introiti, anche con la quotazione e l’azionariato in borsa, potendo così ridurre nel tempo le tasse, fino anche a quota zero;
    La ricerca, la scuola e l’Università dovranno divenire la prima risorsa economica dello Stato, che potrà vendere ai privati i risultati della ricerca e dello studio applicati;
    L’edilizia, il mercato immobiliare, il restauro archeologico dei monumenti, il restauro dell’edilizia civile e pubblica, con l’adeguamento alle norme antisismiche, l’edilizia carceraria, l’edilizia di riattamento delle proprietà immobiliari dello stato, da destinarsi ad usi pubblici: Asl, Ospedali, Carceri, Istituti di ricerca, Caserme, Case popolari, Rifacimento degli argini, Pulizia dei corsi d’acqua, Stabilizzazione geologica ecc.., devono essere eseguite come principale opera di decrescita organizzata, da finanziarsi con la lotta all’evasione fiscale e la riduzione delle tasse che fa aumentare le entrate dai consumi. Il prelievo va trasferito essenzialmente sui consumi, via, via, di maggior valore voluttuario, (beni di lusso sia pure non inquinanti), e va ridotto sui beni buoni;
    L’ edilizia nuova va limitata al massimo e riservata alle sole opere pubbliche indispensabili, come le infrastrutture. Le nuove quote di edilizia concesse, dovranno derivare esclusivamente dai volumi degli abbattimenti già eseguiti;  Abbattimenti da incrementare;
    Le gare di appalto per le opere pubbliche, dovranno avvenire presso le prefetture, con controlli preventivi delle competenti autorità giudiziarie, su progetti e proposte delle amministrazioni locali, in tempi brevissimi;
    Dovrebbe prevalere sulle autonomie locali, la forma delle organizzazioni di gestione diretta dello Stato, tramite i suoi compartimenti, in merito di: scuole, strade, ed infrastrutture;
    Se si dovesse scegliere realmente di ridurre le autonomie locali, sarebbe molto più economico e storicamente giusto, eliminare le Regioni e mantenere ed ampliare le Province e le Città Metropolitane, riducendo comunque anche il numero delle Province a favore delle città metropolitane;
    Si dovrà modificare la costituzione, aumentando i poteri del presidente del consiglio sui suoi ministri, alla maniera dei sindaci sui suoi assessori. Si dovrà passare ad una sola camera, con meno deputati ancora del numero attuale dei senatori;
    I senatori a vita, dovranno essere una rarissima eccezione ed insieme agli alti magistrati, devono entrare negli organismi dello Stato, senza dare prevalenza di maggioranza ad alcuna forza politica in particolare;
    la produzione di legname e l’abbattimento delle foreste dovrebbe essere affidata ad un organismo sovrannazionale, che abbia gli strumenti ed il potere di vietare le importazioni di legname dai paesi, che non rispettano le disposizioni internazionali in merito;
    la moneta unica europea, i poteri reali di banca centrale, e gli stipendi ed i redditi europei unificati tra i vari paesi d’Europa, sarebbero un bel passo in avanti per l’equilibrio dell’intera economia mondiale, che ne trarrebbe esempio e magari una futura volontà, di aderire alla moneta e alla banca unica mondiale.

    Potrebbe bastare ed avanzare, quanto sopra per aprirci al futuro. L’essenziale di tutto quanto sopra, parte dall’abbandono del petrolio e del carbone.
    La fase transitoria potrebbe essere sufficientemente affrontata, con le attuali riserve di gas, e di carbone pulito, molto meno inquinanti di petrolio e carbone comune.
    La nuova economia produrrebbe milioni di posti di lavoro e di nuovi redditi da lavoro dipendente a tempo indeterminato. Applicandoli a questa immensa opera di ricostruzione, che fa decrescere gli sprechi e che fa crescere l’economia ad impatto zero.
    Ovviamente a tale sviluppo dovranno dedicarsi i governi e gli stati nazionali, che dovranno mettersi in concorrenza spietata con i petrolieri, ed entrare pesantemente nell’economia reale, riducendo progressivamente la finanza virtuale degli speculatori.
    I petrolieri e gli speculatori saranno spinti così, ad abbandonare essi stessi le energie inquinanti e la finanza speculativa, trasferendo i propri capitali e le proprie risorse tecnologiche, nel mercato reale già avviato e trainato, dai governi e dagli stati sovrani.
    La politica avrà così nuovamente il controllo dei destini dei popoli e prevarrà nuovamente sulla finanza e sul mercato disastroso dei consumi inutili.
    La stessa industria automobilistica troverà energia e capitali per entrare anch’essa nel mercato dell’energia pulita e potrà risolvere da sola i problemi di crescita selvaggia, applicando a se stessa la decrescita, che porteranno alla nuova economia, compatibile con le energie pulite e rinnovabili.
    Sembra fantascienza ma è solo concorrenza tra lo Stato, che è di tutti e da indirizzo all’economia generale, con quella propria di stato. La rinnovata guida dell’economia privata, con i capitali pubblici non è comunismo, ma nazionalismo alla francese, allargato contemporaneamente a tutti i paesi europei.
    Gli stati sono i soli Enti, che hanno capitali e risorse tali, da potersi riappropriare del potere democratico e togliere il potere ingiusto a finanza e petrolieri.
    Ovviamente questa politica sarà possibile da essere iniziata autonomamente, anche da uno solo dei paesi europei, sia restando nel mercato europeo alla maniera degli inglesi, che uscendone momentaneamente, per dare comunque un impulso contro il predominio di petrolieri e finanza virtuale, con una ripresa dell’economia reale.

    Vincenzo Russo

    Fonte: Decrescita Felice Social Network

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