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  • 04set

    Maurizio Pallante: “La soluzione alla Crisi mondiale si chiama Decrescita Felice”

    Ha insegnato Lettere nei licei e poi è stato preside per anni, ma da sempre ha sposato l’impegno per l’ambiente fino a farne una ragione di vita. Maurizio Pallante, saggista e divulgatore (e anche bravo poeta, ma lui è schivo nell’ammetterlo, ce lo dice Gabriella Arduino, moglie e pittrice che condivide con lui questa passione), classe 47, romano di nascita e piemontese d’adozione, ha mediamente all’attivo 120 incontri all’anno nelle scuole di tutta Italia e nei dibattiti pubblici, dove lo invitano a parlare di una rivoluzione culturale che lui stesso ha chiamato nel 2007, Decrescita Felice.

    Anche a Piano di Sorrento lo hanno invitato per la rassegna estiva Summertime 2013, e ora lo osservo a distanza mentre è intento ad ascoltare, a tavola, l’infermiere Gianluigi Manzo che gli parla di un nuovo prodotto non tossico e traspirante che serve a proteggere i tetti delle case. Maurizio Pallante, fondatore del movimento nazionale della decrescita felice, lo ascolta affascinato perché Gianluigi rappresenta proprio il suo idealtipo, decrescente e felice.

    Il breve e intenso corso pratico dell’infermiere sulla sua casa autocostruita è un gioiello lessicale di tecnica, tecnologia e passione, e la convivialità della cena a casa di Liberato con gli amici del circolo sorrentino della decrescita felice, in una tiepida serata di luglio, rende il tutto piacevole e ovvio. All’una, quando mi rendo conto che forse è il caso di andare a dormire, la stanchezza fisica non mi impedisce di riflettere sull’arricchimento relazionale e intellettuale che un incontro con Maurizio Pallante lascia se hai la fortuna di incrociarlo sulla tua strada.

    E io sono stata fortunata: l’appuntamento con lui è per domani a Villa Fondi, a Piano di Sorrento, per l’incontro-dibattito organizzato dal movimento sorrentino, per parlare ai cittadini di decrescita. Ed è proprio su una panchina del parco della villa, alla luce di un tramonto rosso vivo e il suono degli uccelli, alle 19,00 di un sabato caldo, che la nostra chiacchierata bucolica, decrescente e felice ha inizio.

    Nica: Chi è Maurizio Pallante?

    Pallante: Una persona che ha dedicato buona parte della sua vita a diffondere delle idee finalizzate a sviluppare comportamenti umani non devastanti nei confronti dell’ambiente. Comportamenti umani capaci di riscoprire la collaborazione al posto della competizione e valorizzare le tecnologie che riducono il consumo di risorse, l’emissione di sostanze inquinanti e le quantità di rifiuti.

    Nica: Come si passa da professore di Lettere e preside a fondatore di un movimento nazionale quale è quello della Decrescita Felice?

    Pallante: L’origine sta nel mio impegno nel movimento ambientalista; io sono stato tra i fondatori del movimento dei Verdi, e ne sono uscito anche ben presto, ma comunque nella fase iniziale in cui ho fatto parte di questo movimento, ho avuto la fortuna di incontrare l’allora direttore del centro ricerche Fiat, un ingegnere progettista, un inventore con un’ottantina di brevetti a livello mondiale, da cui ho imparato alcune cose di carattere tecnico e ho cercato di sostanziare il mio impegno nel movimento ambientalista con queste conoscenze di carattere tecnico, sulla base della convinzione che le cose giuste sono anche convenienti se vengono utilizzate le tecnologie adatte, e che uno degli errori degli ambientalisti era stato quello di dire che certe cose vanno fatte perché sono giuste senza preoccuparsi poi di come vanno fatte, quali sono i costi, quali sono gli aspetti tecnici da affrontare, quali sono le resistenze culturali da superare e così via. Ecco. E questo mi ha consentito di fare in modo che il mio impegno sulle questioni ambientali non fosse disgiunto da un’impostazione di carattere economico e tecnologico; e che il mio impegno sulle questioni tecnologiche, non fosse disgiunto dal mio impegno di carattere ambientale. Non è un caso che in uno dei libri che ho scritto c’è una divisione in più parti: la prima si intitola  “Per una conversione ecologica dell’economia”, la terza “Per una conversione economica dell’ecologia”.

    Nica: Decrescita felice. Si tratta di tue termini che apparentemente confliggono. In realtà per il suo movimento stanno insieme perfettamente. Come è possibile?

    Pallante: Perché bisogna capire cosa si intende per decrescita. I due termini confliggono se le persone sono convinte che la decrescita coincida sostanzialmente con la sobrietà, con la riduzione dei consumi, con una sorta di rinuncia al benessere e così via; ma questa è un’idea sbagliata di decrescita, perché si basa su un’idea sbagliata di crescita. Cioè si pensa generalmente che la crescita consista nell’aumento dei beni prodotti e dei servizi forniti, in realtà l’indicatore della crescita, il PIL (Prodotto Interno Lordo) è un indicatore monetario e quindi prende in considerazione soltanto le merci, cioè gli oggetti che vengono comprati e venduti. Ma non tutti gli oggetti che vengono comprati e venduti sono praticamente utili, cioè non tutte le merci sono beni. Allora noi vogliamo introdurre elementi di produzione qualitativa del fare umano. Ci rendiamo conto, se facciamo questa distinzione, che molte merci che contribuiscono alla crescita del PIL non soltanto non hanno nessuna utilità, ma creano moltissimi problemi. Per esempio, noi per riscaldare le case consumiamo il triplo di quello che viene consumato dalle peggiori case tedesche, dieci volte tanto, per cui una casa mal costruita che spreca i due terzi di energia fa crescere il PIL più di una casa ben costruita che si accontenta di un terzo; e quei due terzi di energia in più che costituiscono uno spreco perché si disperdono, vanno ad aumentare l’effetto serra e quindi contribuiscono a peggiorare le condizioni di vita. Se viene fatta una decrescita selettiva del PIL, diminuendo le merci che non hanno nessuna utilità, noi miglioriamo le condizioni ambientali e le condizioni di benessere individuale. Per questo parliamo di decrescita felice.

    Nica: Sì, concettualmente il discorso non fa una grinza. Ma in pratica, consideriamo il mio caso di insegnante di studenti adolescenti: come potrei convincere uno studente che scegliere di vivere in un paesino di 50 abitanti, come ha fatto lei, dedicare il proprio tempo libero a coltivare la terra, può gratificarlo di più del tempo trascorso davanti al computer o al fast-food tra un sandwich e una  bibita gassata?

    Pallante: La decrescita non è un modello di vita uguale per tutti. La scelta che io ho fatto a 50 anni di andare a vivere in un paese di pochissimi abitanti e di coltivare l’orto e così via, non è una scelta che sicuramente può condividere un ragazzo di 18 anni, ma siccome la decrescita in quanto stile di vita è qualcosa che attiene alle scelte individuali, è un modello,  cioè ci sono delle possibilità di realizzare la decrescita anche diversamente; per esempio, un ragazzo può rendersi conto che cambiare vestiti, pantaloni ogni stagione è un fatto che non offre nessun vantaggio ed è semplicemente l’imitazione di un modello che viene imposto dall’esterno; se una persona fa durare gli oggetti, non soltanto spreca meno risorse della terra ma manifesta una sua autonomia di pensiero; dunque, per un ragazzo,  il fatto di non essere dipendente da un modello che viene imposto dall’esterno, è una forma di decrescita felice più adatta alla sua età. Poi dal punto di vista dell’alimentazione io insegnante posso spiegare che andare a comprare cibi in un Mc Donald’s è qualche cosa che innanzitutto dal punto di vista alimentare non è così sano, e sicuramente poi è essendo quasi tutto a base di hamburger, ha un impatto ambientale molto forte. C’è un rapporto diretto tra il fatto di mangiare male e il fatto che ci sia della gente che muore di fame, perché per poter mangiare della carne di scarsa qualità, bisogna coltivare dei terreni per alimentare gli animali e quei terreni potrebbero essere coltivati per alimentare degli esseri umani. Ciò riguarda la consapevolezza delle conseguenze delle azioni umane: cioè se si sa che lo spreco energetico comporta un aumento della temperatura terrestre, allora si può decidere di avere un atteggiamento più responsabile. Voglio ribadire con forza che la decrescita non è un modello uguale per tutti: è un modo di comportarsi che può essere articolato in maniera diversa a seconda delle fasce d’età.

    Nica: Dunque, un processo di cambiamento che deve essere prima di tutto culturale per puntare a modificare degli stili di vita. Ma quanto tempo occorre per attuare ciò, visto che i processi di formazione sono molto più lunghi dei processi di informazione?

    Pallante: Il tempo non dipende da noi, perché noi siamo una piccola associazione che fa quello che può fare, non ha la forza di comunicare a vasto raggio le sue iniziative, le sue idee e così via. Facciamo quello che possiamo. Io ho la sensazione che tutto questo che noi stiamo facendo riceverà un’accelerazione dall’aggravarsi della crisi. Perché questa crisi non è una crisi economica temporanea, passeggera, è una crisi di civiltà che tenderà ad aggravarsi; e nel momento in cui le persone si renderanno conto che certi modelli di comportamento e di consumo non sono più possibili oggettivamente, ecco: noi avremo indicato una soluzione alternativa, perché la nostra proposta non è una privazione è una scelta di carattere diverso che se viene capita bene fino in fondo, dà molte più soddisfazioni del vivere appiattiti in una dimensione materialistica.

    Nica: La politica italiana ha grosse difficoltà a recepire questo nuovo modo di pensare, questa filosofia di vita. Secondo lei, è una miopia o ci sono degli interessi che impediscono, pur volendo, di cambiare rotta?

    Pallante: Ci sono tutte e due gli aspetti. C’è una forma di miopia che è legata comunque al fatto che l’ideologia di tutti i partiti politici è sempre influenzata dall’idea che l’economia deve crescere, cioè la crescita economica, ripeto delle merci non dei beni, è una sorta di super-ideologia che unifica tutti i partiti. Da questo punto di vista se chi fa politica è convinto che tutto l’impegno deve essere messo nella crescita economica sarà difficile che capisca il discorso della decrescita. E poi c’è anche un aspetto di interesse, perché i principali gruppi economici a livello multinazionale lucrano sull’aumento dei consumi indipendentemente dall’utilità di quello che viene prodotto. E i grandi gruppi multinazionali soprattutto energetici, farmaceutici, dell’industria alimentare, hanno una capacità di influenzare le scelte dei politici, molto forte.

    Nica: Il movimento della decrescita felice italiano, che si ispira all’ideologia del filosofo  Serge Latouche, che differenze ha, se ne ha, con il movimento francese?

    Pallante: Non esiste in Francia un “movimento” della decrescita, non esiste in nessun altro paese europeo. Esistono invece, in tutti i paesi europei, degli intellettuali o gruppi di intellettuali che fanno delle riflessioni sulla decrescita. La specificità del movimento nostro, italiano è che unisce alla riflessione teorica un’organizzazione di carattere pratico: la definizione di proposte di carattere politico-amministrativo, lo sviluppo di scuole che insegnino a recuperare la manualità, il saper fare e così via. Quindi la differenza nostra rispetto a tutti gli altri gruppi che in qualche modo ragionano sulla decrescita, è che noi abbiamo una struttura organizzata in 30 circoli a livello nazionale che diventeranno ben presto 60, in gruppi di lavoro tematici, come “decrescita e salute”, “decrescita e insediamenti umani”, “decrescita e tecnologia”, “tecnologia, decrescita e arte”, cioè gruppi in cui delle persone riflettono sul cambiamento del paradigma culturale che è necessario operare se si vuole realizzare la decrescita; perché la decrescita è in primo luogo una rivoluzione culturale. E’ quindi la somma di questi aspetti che rende assolutamente originale, nel panorama mondiale, la nostra organizzazione.

    Nica: L’organizzazione fornisce anche consulenze, cioè ci sono esperti che, magari online, possono consigliare cosa fare per avviare un discorso decrescita?

    Pallante: Diciamo che questa cosa non è ancora organizzata come dovrebbe, anche se i gruppi di lavoro, per esempio decrescita e tecnologia, sono in grado di dare delle risposte ad alcune aziende che vogliono convertirsi dal punto di vista tecnologico. Questa conversione può avere due aspetti: una conversione del proprio apparato produttivo per renderlo meno inquinante e meno energivoro, e una conversione delle tecnologie che vengono prodotte e vendute. C’è un lavoro che è stato fatto, molto interessante su decrescita e agricoltura, e anche in questo caso su richiesta di consulenze vengono date delle indicazioni. Per esempio vengono fatti dei corsi di permacoltura per quanto riguarda l’autoproduzione, inoltre adesso stiamo aprendo una scuola della decrescita che avrà sede presso un’azienda agricola, dove da una parte verranno fatti dei seminari tematici e dall’altra ci saranno dei gruppi di esperti che saranno in grado di rispondere alle domande. Però la nostra associazione è nata nel dicembre del 2007, è molto giovane, sta crescendo abbastanza bene, ma le cose che ha fatto solo una minima parte di quelle che si devono ancora fare.

    Nica: In questi giorni lei ha visitato le costiere sorrentina e amalfitana, come le ha trovate da una punto di vista “decrescentista”?

    Pallante: Come in tutte le zone del centro-sud dell’Italia, del Sud soprattutto, c’è un mix tra una tendenza a uniformarsi ai modelli di comportamento, di costruzione, di consumo generalizzati e una persistenza di atteggiamenti  tradizionali dal punto di vista del lavoro, dell’agricoltura, dell’alimentazione e così via. Questo mix tra tendenza a imitare i modelli dominanti e persistenza di sacche di conservazione di modi di vivere precedenti, mettono la penisola sorrentina e quella amalfitana, come altre zone del Sud Italia, in una condizione particolarmente privilegiata. Cioè quella che è stata considerata come una forma di arretratezza tecnologica o di sottosviluppo, in realtà pone in una condizione privilegiata chi non ha fatto un cambiamento. Perché in questo cambiamento c’è la capacità di recuperare tante cose che venivano fatte in passato  che erano più razionali, meno impattanti sull’ambiente e così via. Io faccio sempre questo esempio: se c’è una fila di persone che marcia nella stessa direzione, dietro i primi ci sono gli ultimi; se la direzione che si è presa è sbagliata e si deve girare e tornare indietro, gli ultimi diventano i primi. Quindi, io penso che ci sia una posizione di vantaggio, rispetto alla necessità di cambiamento che c’è oggi, che è stata vissuta finora come uno svantaggio, ma che si comincia a capire che ha delle potenzialità positive.

    Nica: Molto interessante e forse anche un po’ consolatorio…! Senta Pallante, come sa il nostro è un magazine edito a Zurigo, può dirci qualcosa sulle politiche svizzere in tema di decrescita felice? La Svizzera è già consapevole della necessità di “decrescere”?

    Pallante: Non credo che in Svizzera sia formalizzato il movimento della decrescita, almeno non mi risulta, però ci sono delle scelte fatte dalla Svizzera che vanno in questa direzione, per esempio essa ha fatto la scelta di ridurre il consumo energetico pro-capite al valore degli anni ’60. Ridurre i valori di energia al valore degli anni ’60 non significa privare gli svizzeri dei vantaggi energetici, ma significa sviluppare delle tecnologie più avanzate che consentono di soddisfare il fabbisogno energetico consumando meno energia. Una scelta di questo genere è in linea con la decrescita felice, è una diminuzione quantitativa del consumo senza peggiorarne la qualità: devo ottenere ciò di cui ho bisogno consumando di meno; gli svizzeri energeticamente lo stanno facendo. Hanno case che prevedono lo swiss minergie standard, cioè uno standard qualitativo per ottenere il quale bisogna rispettare parametri molto rigidi nel consumo energetico, misurato nel consumo di kilowattora al metro quadrato all’anno. So che in Svizzera sono state utilizzate forme di riscaldamento utilizzando gli scarti di legno di alcune produzioni; gli scarti, invece di buttarli in discarica, vengono riutilizzati per alimentare degli impianti di riscaldamento a cippato di legna, che è una maniera di ridurre la legna a pezzettini piccoli così da poter essere trattati dalle stufe in maniera automatizzata. Se ho una stufa in cui invece di mettere tronchi metto dei pezzi di legno molto piccoli, posso riempirla di più e poi automaticamente la stufa li assorbe e li brucia a seconda del fabbisogno energetico. Come fa una stufa a metano o a gas, che assume la quantità in risposta alle esigenze automaticamente.

    Dunque, in Svizzera ci sono sicuramente delle cose che vanno in questa direzione, anche se non è formalizzato il movimento della decrescita felice. A noi poco importa che sia formalizzato o no, quello che importa è la sostanza. Le pare?

     

    Mariella Nica

    Fonte: INews

     

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Discussion One Response

  1. 4 settembre 2013 alle 20:46

    Consiglio a Pallante la lettura del libro un Ottimista Razionale.
    Decrescita felice non so perché puzza molto di influenza malthusiana e i suoi evangelisti sono tutte persone con la pancia piena e un bel tetto sulla testa.

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