• 24set

    Quale sviluppo per “Torino”? Il caso ex Diatto

    Come riconvertire, anzi “valorizzare”, un  ex stabilimento industriale dichiarato peraltro nel 2007 di interesse dalla Soprintendenza per i beni culturali e paesaggistici e negli ultimi anni  utilizzato dal comune di Torino come sede di uffici e magazzino di deposito materiali ?

    Per il Fondo della Città di Torino, che a fine 2007, ha acquistato l’intero complesso situato tra le vie Frejus, Moretta, Revello e Cesana, la risposta ricade nella solita e controversa  logica di fare cassa mediante l’aumento di offerta di merci e servizi senza tener conto di una domanda pressoché inesistente.

    Infatti, il progetto di “valorizzazione” prevede, in breve, la trasformazione di un simbolo storico di cultura operaia in:

    • Un centro commerciale
    • Un parcheggio sotterraneo
    • 250 alloggi definiti di pregio.

    È interessante notare come il progetto sia stato all’apparenza concepito nell’ottica dell’eco-sostenibilità poiché nella piazza ritagliata tra le nuove e pregiate unità abitative si prevede di utilizzare tecnologie poco impattanti quali: pavimentazione foto catalitica per ridurre sensibilmente lo smog atmosferico, materiali riciclati ed acciaio inox per gli arredi urbani, pannelli fotovoltaici e led a basso consumo per l’illuminazione pubblica e sistemi di riutilizzo dell’acqua piovana per irrigazione di aiuole e funzionamento di una fontana.

    I cittadini potranno, secondo i proponenti, finalmente usufruire di nuovi servizi, nuovi alloggi e non solo ci sarà lavoro ma esso si realizzerà nel pieno rispetto dell’ambiente; si ripropone dunque lo slogan della crescita sostenibile, il mantra ossimorico di cui il caso ex-Diatto è un tipico esempio di applicazione.

    Infatti, il progetto, come fanno notare gli oppositori tra cui spicca il nome del comitato Snia Rischiosa, è in totale contrasto con le esigenze del quartiere San Paolo  in cui avrà luogo la sua realizzazione.

    Le rivendicazioni degli oppositori al progetto del Fondo Città di Torino possono essere riassunte nei seguenti tre punti:

    • Ci si chiede quale sia la necessità di costruire un nuovo centro commerciale a 100 metri dal mercato di Corso Racconigi che è il secondo più grande di Torino. Una attività del genere finirà per fallire, per la non competitività con la qualità ed i prezzi degli esercizi di zona o per danneggiare l’attività commerciale già presente nel quartiere in un momento di crisi economica che verrebbe quindi ad aggravarsi;
    • Ci si chiede quale sia la necessità di costruire un parcheggio interrato a 100 m da quello sempre vuoto di Corso Racconigi;
    • Ci si chiede come la costruzione di nuovi alloggi di pregio possa risolvere il problema degli sfratti che colpisce non solo il quartiere San Paolo per altro caratterizzato da una già alta densità abitativa. In un periodo in cui la gente viene sfrattata a causa dell’impossibilità di pagare mutui e/o affitti alloggi di pregio resterebbero molto probabilmente invenduti.

    A fronte quindi di incassi nel breve periodo, il progetto che è in totale discordanza con le esigenze dei cittadini, in quanto non rispondente ad alcun bisogno, rientrerebbe nella cerchia delle opere inutili e dannose  di cui bisognerebbe in futuro fronteggiare le spese di manutenzione.

    La conclamata crescita sostenibile si tradurrebbe quindi, come sempre succede quando si è fossilizzati in una visione di breve termine e soprattutto quando si preferisce creare nuovi bisogni invece di soddisfare quelli esistenti, in una decrescita purtroppo totalmente infelice.

    Il comitato Snia Rischiosa, appoggiato dal centro sociale Gabrio, aveva da inizio anno 2013 occupato simbolicamente l’edificio ex-Diatto, sia per difenderne la dichiarata valenza storica sia al fine di proporre un progetto alternativo più vicino alle esigenze del quartiere che manca di spazi verdi, pubblici e di aggregazione. Il comitato era riuscito ad ottenere il diritto di tribuna il 18 Giugno 2013 per presentare le proprie istanze circa la validità del progetto dei proponenti. Ciononostante il 5 Giugno (prima del diritto di tribuna) con una azione inspiegabile e smisurata le forze dell’ordine hanno  sgomberato lo stabilimento  favorendone nello stesso giorno la demolizione per accelerare l’inizio dei lavori.

    Senza soffermarsi sulla validità del diritto di tribuna, sul rispetto del parere popolare da parte del comune e sugli articoli illegittimi di parte della stampa istituzionale che demonizza qualsiasi forma di opposizione, è interessante notare come il comune si sia dichiarato

    (vedere link: http://www.comune.torino.it/ucstampa/comunicati/article_466.shtml) estraneo sia all’azione delle forze dell’ordine che al progetto stesso.

    Come già accennato in precedenza, il promotore del progetto è il Fondo città di Torino che è (secondo quanto riportato sul sito internet ufficiale dello stesso) lo strumento finanziario con cui Torino,  ha scelto di valorizzare (nel senso proprio di creare valore per poter vendere) il proprio patrimonio immobiliare mediante riqualificazione e/o apertura di nuove attività di impresa a seconda del tipo di stabile.

    Lo stesso sito riporta che Il fondo è partecipato da:

    • La Città di Torino, che ha trasferito gli immobili al Fondo, ed ha sottoscritto una quota pari al 35%.
    • Equiter, società del Gruppo Intesa San Paolo, consulente e sottoscrittore con una quota del 29%, che è il partner finanziario del Fondo. La Capogruppo Intesa San Paolo inoltre svolge il ruolo di banca finanziatrice.
    • Prelios  che è una delle principali società che operano nel settore immobiliare in Italia e Europa. Quotata presso borsa italiana dal 2002, Prelios partecipa al Fondo Città di Torino con una quota del 36%, fornendo i servizi necessari per la valorizzazione, riconversione e commercializzazione degli immobili.

    Il comune detenendo quindi il 35% del fondo sarebbe in teoria assolutamente coinvolto nel progetto a meno che il denaro investito non sia più di competenza comunale. A tal proposito il comitato Snia Rischiosa fa notare come nel bilancio 2011 Equiter, il terzo socio del Fondo,  lamentando la sua scarsa rendita, indicò la necessità di accelerare il lavori su tre aree, una delle quali era proprio la Diatto.

    A questo punto ci si chiede (in forma retorica) se il comune abbia oramai, a fronte di un forte indebitamento, delegato totalmente la gestione di parte del proprio patrimonio immobiliare a privati che sono naturalmente molto più interessati a realizzare opere inutili e dannose  estromettendo i cittadini da qualsiasi contesto decisionale nonostante tali opere influenzino il loro quartiere e la loro vita.

    Francesco Mantua

    Link di approfondimento:

    http://sniarischiosa.noblogs.org/

    http://www.comune.torino.it/geoportale/prg/cms/sue/pianiesecutiviconvenzionati/203.html

    http://www.comune.torino.it/ucstampa/comunicati/article_466.shtml

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