Riflessioni: un libro di Simone Weil recentemente ripubblicato

da | 21 Nov 2025

Gli anni tra le due Guerre Mondiali rappresentano un periodo molto peculiare nella storia del pensiero europeo. Nel 1918 esce la seconda edizione del testo fondamentale di Rudolf Steiner, La Filosofia della libertà. L’anno successivo, 1919, è la volta di un altro caposaldo del suo pensiero, I punti essenziali della questione sociale, in cui vengono affrontati i problemi dello stato sociale. La Guerra da cui l’Europa è appena uscita pone quesiti urgenti che, secondo Steiner, se non risolti, produrranno a breve un conflitto ancora peggiore. Conflitto che egli però non vedrà: morirà infatti nel 1925.

Sei anni dopo Simone Weil, appena laureata, inizia ad insegnare filosofia. Nel 1934, dopo essersi interessata alla condizione delle donne operaie, lascia la cattedra di filosofia e si fa assumere come manovale, lavorando in alcune aziende parigine (tra cui Renault). Nello stesso anno vengono pubblicate queste Riflessioni, che per molto tempo Simone considera uno dei suoi lavori più importanti.

Sono passati sedici anni dalla pubblicazione di Filosofia della libertà. I due testi presentano affinità tali da far sorgere il dubbio che la Weil abbia realmente conosciuto Steiner. Così però non è, o almeno questo è ciò che sappiamo. Nondimeno resta una sorprendente vicinanza tra i motivi di fondo che emergono dai due scritti, che non è possibile ignorare.

La lettura delle Riflessioni che qui viene proposta vuol suggerire appunto una analisi comparativa di queste due visioni filosofiche (e spirituali) e, segnatamente, suggerire che il pensiero di Steiner in ambito sociale, quello che viene comunemente chiamato triarticolazione sociale, potrebbe a pieno titolo rappresentare la risposta ai tanti interrogativi che le Riflessioni della Weil pongono. Entrambi gli scritti, nonostante l’età, sono di una attualità sconcertante e sembrano quasi i prodromi di quella riflessione che successivamente sarà sviluppata dando origine a quello che oggi chiamiamo il pensiero della decrescita, di cui sia Steiner che la Weil possono a pieno titolo considerarsi precursori.

Per la Weil si potrebbe chiosare che quelli della libertà e dell’oppressione sono temi così eterni da essere, necessariamente, sempre attuali. Il discorso cambia assai se guardiamo a Filosofia della libertà e – soprattutto – se guardiamo ai due testi insieme.

Quello di Steiner potrebbe sembrare a prima vista un testo filosofico tradizionale. Cosa sia in realtà lo ha intuito Otto Palmer che nella prefazione della sua monografia scrive: «…questo libro corre il rischio di venir trattato come si è usi trattare anche altre filosofie. In questo caso la filosofia accademica dimostra un notevole istinto di conservazione nel non prendere minimamente in considerazione un testo simile. Esso infatti rappresenta in un certo senso la fine della filosofia e crea il passaggio a qualcosa di totalmente nuovo».

Quello che propone Filosofia della libertà è un cammino di ascesi del pensiero, anzi, del pensare (cioè dell’attività pensante più che di un contenuto di pensiero), quello stesso pensare che è la causa ultima, per la Weil, del fatto che l’uomo senta di esser fatto per la libertà. Il modo nuovo di pensare che Filosofia della libertà auspica e che, a buon titolo, potrebbe essere considerato l’antidoto per ogni oppressione, urge certamente oggi più che allora; per questo esaminare questi due testi insieme è un passo irrinunciabile per chiunque abbia ancora un minimo di fiducia nelle capacità umane di uscire dal baratro in cui ancora sprofondiamo, colpevoli di continuare ad ignorare gli insegnamenti di questi due grandi pensatori.

La nuova traduzione delle Riflessioni di Simone Weil, appena pubblicata dall’editore Anemos è curata dal nostro socio Paolo Fusco, che nel saggio “Ripensare il pensare”, inserito come postfazione, suggerisce appunto un’analisi comparata con la Filosofia della libertà dello Steiner e sottolinea con particolare attenzione gli aspetti del testo più vicini al pensiero della decrescita.

Questa nuova edizione può essere un buon punto di inizio per chi non conosce Simone Weil ed intende avvicinarsi al suo pensiero, ma anche un’occasione, per chi già lo conosce, di scoprirne nuovi aspetti e sfumature inaspettate.