Articolo di Nello DE PADOVA (più volte membro del direttivo nazionale MDF ed oggi segretario dell’associazione)
Diciotto anni fa, nell’estate del 2007 usciva per i tipi di Editori Riuniti, nella collana della decrescita, curata da Maurizio Pallante, il libro dePILiamoci: liberarsi del Pil superfluo e vivere felici, con una prefazione dello stesso fondatore della nostra associazione.
L’abbiamo scritto io e Roberto Lorusso. Ed è stato proprio Roberto che, per festeggiare la maggior età di questo libro ha chiesto all’IA di farne una recensione in forma di talk-show.
Sono spaventato dalla potenza dell’IA, però non ne disdegno l’utilizzo.
Quelli della mia quando, alla fine degli anni ’70 del secolo scorso (anzi del millennio passato) volevano parlare con più calma con un amico che vivesse anche solo fuori dalla sua provincia, conosciuto in uno dei rari adolescenziali viaggi in tenda, dovevano sempre decidere se fare una costosa telefonata interurbana con i gettoni che cadevano velocemente nel telefono di una cabina stradale, oppure prendere carta e penna e scrivere una lettera.
Le possibilità offerte dall’avvento della posta elettronica, a metà degli anni ’90, di coniugare velocità di consegna del messaggio e possibilità che questo sia lungo e articolato sono state per me una svolta per migliorare e ampliare il mantenimento di reazioni amicali a distanza. Nel frattempo cominciava però la bulimia dei messaggi (e delle relazioni) della quale faccio ancora fatica oggi a liberarmi. Ma i vantaggi sembravano, e probabilmente sono ancora, molto maggiori dei potenziali svantaggi.
Dopo una quindicina d’anni ho cominciato a usare le liste di distribuzione e i relativi forum che hanno consentito di partecipare attivamente e contemporaneamente a discussioni il seno a diverse organizzazioni, associazioni, comitati o anche a gruppi amicali virtualizzando riunioni e incontri, ancora una volta aumentandone la bulimica quantità. Ma questa volta il detrimento della qualità di tutto ciò è stato evidente: è stato subito chiaro che era svanito il piacere e le emozioni delle interminabili riunioni nelle sedi delle associazioni dei comitati o le serate passate sulle panchine sotto casa con gli amici. E tutto ciò non era stato certamente sostituito da una non raggiunta capacità di incidere con quei comitati e quelle associazioni.
Nel frattempo per altro l’avvento degli smartphone aveva spostato tutto dalla sedia di una scrivania sulla quale ci si poteva sempre concentrare adeguatamente davanti a un PC a rapide letture e scritture nei “momenti vuoti” della giornata. Con un ulteriore potenziamento di questa bulimia dovuta alla possibilità di sostituire il ticchettio virtuale su una tastiera ormai digitalizzata con la possibilità di dettare e vedere trascritte istantaneamente le proprie parole, come sta accadendo adesso quando scrivo questo articolo approfittando del tempo che impiega il treno che mi porta dalla mia Casamassima a Bari.
Come ho detto mi spaventa la potenza dell’IA, dimostrata dall’audio di cui sopra (Roberto ha volutamente limitato la richiesta al solo video con un’immagine fissa, ma l’IA avrebbe potuto produrre anche il video di accompagnamento al testo) ottenuto semplicemente dando in pasto all’IA il testo del libro e chiedendo appunto di produrre il podcast in modalità Talk Show, ma quel che è più grave è che mentre in tutti i passaggi precedenti le conseguenze (positive e negative) mi sono state immediatamente chiare in questo caso non riesco a vedere cosa l’avvento di questa nuova tecnologia ci riserva. Intanto la uso, illudendomi che sia il a dominare lei e non viceversa.
Sarà perché ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma ritengo che il libro sia ancora attuale, specie per chi si avvicina per la prima volta alla decrescita. Direi che ora che è maggiorenne ,è diventato anche maturo e sicuro di se. Io, dall’alto (o dal basso) dei miei 61 anni suonati non ho le stesse certezze e il pensiero dell’IA è fra gli elementi che più di altro mi preoccupano, proprio perché non riesco affatto ad inquadrarla.


