• 08mag

    La decrescita felice per i giovani

    Uno spazio di discussione dei giovani e per i giovani.

    La decrescita è una filosofia che ha una forte capacità di far presa su coloro che sono imbrigliati negli ingranaggi della cosiddetta “megamacchina capitalistica”. Questa terapia, però, funziona prevalentemente sui drogati della crescita: su coloro che, educati alla competizione sfrenata fin da piccoli, condizionati quotidianamente dai media e dalla pubblicità al consumo di merci perlopiù inutili, non fanno altro che lavorare freneticamente, scannarsi gli uni con gli altri e consumare bulimicamente ogni cosa che passi loro sotto mano per compensare le frustrazioni, lo stress e le sofferenze che derivano dal vivere nel mondo moderno.

    Queste persone, appena lasciano permeare le loro difese dalla teoria della decrescita, possono verificare su loro stessi, in breve tempo, i benefici che derivano dal condurre uno stile di vita diverso, più lento, più sobrio, più conviviale, etc.

    Il mondo dei giovani è, però, completamente diverso. Qui il tempo non manca, le relazioni umane abbondano. Non si è ancora entrati nel mondo del lavoro e la scuola, che dovrebbe esserne il surrogato, non rappresenta di certo la principale preoccupazione dei ragazzi. Sembrerebbero i presupposti ideali per uno sviluppo sereno, ma nonostante ciò i nostri giovani, per certi versi, non sembrano affatto così felici.

    Sebbene la causa sia simile, il “male” di cui soffrono i giovani è diverso da quello degli adulti. Diversi sono i muri che hanno eretto a loro difesa e per cui diverso deve anche essere l’approccio che dobbiamo avere se vogliamo riuscire a far breccia su questo mondo parallelo.

    Cercando di illustrare ai miei coetanei ventenni il pensiero della decrescita ho avuto molte più difficoltà di quelle che in cui mi imbattevo nel spiegarla ai miei genitori! In effetti avevo in mano una teoria e degli strumenti che, essendo stati pensati da gente adulta, si adattavano bene al mondo adulto, ma molto meno bene al mondo giovanile, estremamente diverso ed in continuo mutamento. Non possiamo pretendere d’altronde di avere sempre “tutta la pappa pronta” e penso sia compito di noi giovani quello di adattare e modellare in base al mondo in cui viviamo l’ impianto teorico che hanno ideato “i padri della decrescita”.

    Questo spazio sul sito vorrebbe essere proprio questo: un primo spunto di riflessione, e insieme un luogo di dialogo e di discussione. Solo insieme e confrontandoci potremo arrivare a cogliere gli svariati frangenti che caratterizzano la realtà giovanile; ma soprattutto solo insieme potremo rompere le catene dell’isolamento e della solitudine e trovare la forza per vivere diversamente in questo strano mondo.

    Vi invitiamo quindi a dire la vostra commentando questo post

Discussion 13 Responses

  1. 22 maggio 2012 alle 16:02

    ho una bimba di 9 anni. Cerco di fare capire a mia figlia i valori ed il rispetto per la natura e per il mondo cercando nel nostro piccolo di non dare fastidio e consumare solo ciò che è necessario per stare bene. E’facile per me ma molto difficile per lei che quotidianamente vive il contrasto con un mondo fatto di consumi e sprechi rappresentato da messaggi continui che hanno il potere di inculcare desideri inutili (amici, tv, centri commerciali, ecc). Io stessa mi sento isolata perchè molto del mio tempo mi viene sottratto dal lavoro frenetico e dagli impegni di mia figlia sia scolastici che post. Questo crea un isolamento perchè non permette di approfondire ciò in cui crediamo.
    Cosa posso fare?

    • 26 maggio 2012 alle 09:02

      Domanda molto impegnativa, a cui fondamentalmente solo tu puoi dare risposta. Quello che mi sentirei di dirti, quello da cui partire è accettare tutto ciò, accettare questi paradossi: sia nostri che degli altri e del mondo in cui viviamo. Sono un pò in parte anche i nostri limiti, gli stessi limiti che bisogna imparare a rispettare come quelli del nostro pianeta.

      Per tua figlia è molto più difficile e probabilmente ora, e nei prossimi 5-10 anni non capirà, ma arriverà un giorno, quando sarà tempo, in cui probabilmente lo farà (magari dopo aver rifiutato aspramente il tutto…). Per l’isolamento ti capisco bene. L’altro consiglio infatti è quello di trovarti con tante altre persone come te, e condividere simili dubbi e problemi, e magari fare qualcosa di bello insieme, nel tempo che si ha (anche se è poco..). I circoli che stanno nascendo in tutti Italia servono proprio a questo!
      Buona fortuna,

      Un caro saluto,

      Jean-louis

      • 3 giugno 2012 alle 06:35

        Grazie per avermi risposto. Farò tesoro delle tue parole.
        Cari saluti.
        Maria Rosaria

  2. 28 gennaio 2013 alle 23:19

    Ho letto con piacere questo articolo, ritrovandomici molto: è difficile spiegare ai ventenni che sono cresciuti sotto il dominio del capitalismo e del consumismo più sfrenato che si può vivere anche senza certe cose (senza social network, che non servirebbero più se si potessero approfondire meglio i rapporti reali, oppure senza televisione -a me è stata regalata per esempio, ci guardo solo i film, ma per un anno non l’ho avuta e stavo bene lo stesso- etc.). Ho avuto modo di avvicinarmi anche ai giovani federalisti europei e, in una loro conferenza, mi sono resa conto che le loro idee sono ottime, ma vivono ancora in un’ottica di crescita. È difficile spiegare a un giovane che Sta Crescendo (emotivamente, culturalmente etc.) che non può più crescere Materialmente. Viviamo ancora come se dovessimo avere il mondo ai nostri piedi ma non ci siamo resi conto che dovremmo essere noi a stare ai piedi del mondo, imparare a sfruttare i beni che la Terra può darci senza abusarne. La crescita ha vinto contro questi principi poiché è un metodo che usa una forza molto violenta per conquistare, ma la partita non è ancora conclusa, soprattutto visto che la più grande crisi del capitalismo si sta svolgendo ora e bisogna superarla, e l’unico modo per superarla è Decrescere: rimpicciolirsi un po’ senza sacrificare l’umano, investire non nelle banche, ma nella medicina (per esempio, cura per l’AIDS, che è la grande malattia di questi ultimi 30 anni), nell’istruzione, nel welfare. Insegnare che lavorare per vivere è giusto (Voltaire diceva “il faut cultiver son jardin”) ma vivere per lavorare è deleterio, perciò cercare di lavorare un po’ meno per dedicarsi di più alle proprie passioni. I giovani di oggi sono così bombardati di bisogni di cui non hanno bisogno (catene create dall’essere umano…) che spesso neanche sanno quali siano le loro vere passioni, allora da dove possiamo partire per far capire cosa sia la decrescita? Da questo: discutere, far uscire le cose dal loro cuore: c’è qualcosa che non hai mai fatto? Provaci! Fallo! Trova il tempo per coltivare te stesso! Forse questo, il faut cultiver son jardin, non in senso lavorativo come lo intendeva Voltaire (che intende proprio il fatto che il lavoro è una cosa non sempre piacevole, ma per vivere bisogna guadagnarsi il pane), lo si dovrebbe applicare al lato umano per far capire ai giovani il principio della decrescita. Coltivare. Richiede tempo, coltivare le passioni, le amicizie, le relazioni. Ma se trovi il tempo per farlo, senza farti opprimere dallo stress del quotidiano, nasceranno frutta e verdure dal tuo orto, e saranno il cibo più buono che tu abbia mai assaggiato.
    Tanti Saluti,
    Una giovane

    • 12 marzo 2013 alle 17:09

      scusa se faccio il pedante, ma Candide dice “il faut cultiver notre jardin”. Scusa ancora, ma quando leggo “son jardin” misuona strano, perché sono un po’ un fissato con queste cose!!! Inoltre Voltaire ha dato a questa frase un senso filosofico più ampio rispetto al semplice “lavorare anche se è faticoso”. La battuta di Candide è una risposta a Panglosse che gli chiede se questo è il migliore dei mondi possibili: in questa prospettiva coltivare significa che solo l’azione dell’uomo può rendere il mondo un posto migliore in cui vivere. questa interpretazione è anche più vicina al concetto di decrescita, perché richiede ad ognuno di noi di agire consapevolmente in vista della costruzione di un mondo basato su nuovi parametri.
      scusa la correzione, ma sono un grande ammiratore di Voltaire!!!
      Michele

    • 7 giugno 2013 alle 02:30

      Ma che bella risposta. Grazie mille!
      Si vede proprio che arriva dal profondo, da quelle passioni di cui parli… e forse sono proprio queste passioni che in piccolo e in grande ci possono permettere di cambiare “notre jardin”!

      Peraltro molto molto bella anche la frase: “Viviamo ancora come se dovessimo avere il mondo ai nostri piedi ma non ci siamo resi conto che dovremmo essere noi a stare ai piedi del mondo”
      e
      “I giovani di oggi sono così bombardati di bisogni di cui non hanno bisogno (catene create dall’essere umano…) che spesso neanche sanno quali siano le loro vere passioni”
      Grazie di cuore per aver condiviso queste cose con noi,
      JEan

    • 14 ottobre 2013 alle 13:39

      Secondo me, oltre ad essere sbagliato, è anche molto controproducente dire che social network e televisioni non servono e si starebbe meglio senza, a maggior ragione se ci si rivolge ad un pubblico di “giovani”, cresciuto a stretto contatto con entrambi questi mezzi.
      “spiegare ai ventenni” che si può vivere senza queste cose, quasi sempre, giustamente, li allontana dalla decrescita. I social network, e lo dico per esperienza, non hanno allontanato i miei coetanei e me dai rapporti reali, anzi ne hanno creato di nuovi. Circa la televisione sono migliaia i programmi/film/documentari/talk show utilissimi per comprendere come gira il mondo o per approfondire (o direttamente conoscere) moltissime tematiche.
      Secondo me, e parlo da socio, dovremmo stare attentissimi a dire queste cose, anzi proprio evitarle. Anche perché nulla hanno a che fare con la decrescita e suonano tanto da luogo comune. oltre che essere espressione di una visione abbastanza miope.
      lo dico in maniera diretta, ma senza alcun rancore, penso sia utile dirsele fuori dai denti queste cose, soprattutto fra di noi.

      Mi permetto di aggiungere un altro argomento:
      il fatto di trattare i “giovani” come povere pecorelle da allevare non mi suona tanto bene. Sono consapevole e concordo sul fatto che molti giovani vivano cercando si soddisfare bisogni dettati loro da pubblicità-moda-marketing, ma ce ne sono tanti altri, molti dei quali sensibili a tematiche ecologiche-ambientali-sociali-culturali, completamente disilluse(spesso a ragione) e quindi “ingabbiate” da un amaro cinismo.
      rapportandoci a quest’ultima categoria non pedagogicamente, ma dialogando e agendo in maniera coerente rispetto ai nostri valori(e qui quindi siamo d’accordo), abbiamo buone possibilità di far filtrare il nostro messaggio.
      Senza rancore,
      G.

      • 18 ottobre 2013 alle 10:18

        Concordo. Social network e TV sono solo mezzi, potenti e invasivi quanto vuoi, ma solo mezzi ed è l’utilizzatore che ne determina gli effetti per se stesso e per chi gli sta intorno. Precluderli, oltre ad essere estremamente difficile, secondo me risulta dannoso: i ragazzi vivono in una società iper-mediatizzata che stimola il naturale desiderio di comunicazione dei ragazzi. E’ preferibile dotarli dei giusti strumenti: senso critico, equilibrio, offrire loro alternative come la lettura, sport, attività manuali per creare e ri-creare le cose, giochi non elettronici di società, contesti sociali non sempre legati alla famiglia o alla scuola che favoriscono rapporti con persone-mondi eterogenei (incontri con ragazzi di diversa cultura, con anziani in comunità, gruppi scout…) favorire un rapporto con la natura ecc.; di modo che nel tempo siano loro stessi a formarsi gli anticorpi nei confronti di un mondo legato al consumo, senza sentirsene al di fuori (sentirsi “diversi” nel bambino e adolescente pesa parecchio).
        Penso che in un discorso con i giovani sulla decrescita sia basilare proprio affrontare innanzitutto l’aspetto merce-consumi. Dare il giusto valore alle cose materiali (differenza merce-bene, il valore d’uso di M. Pallante) quanto in pratica effettivamente serva quella scarpa o quel gioco e se effettivamente renda felici. Spiegare che esiste anche il riuso e il recupero e non c’è niente di male nel praticarlo, che un bene ha una sua storia e che ancora può servire.
        Io ho due figli ancora piccoli, mi rendo conto che affrontare questo discorso sarà complicato, ci proveremo con un approccio “a piccoli passi” senza campane di vetro o stravolgimenti educativi clamorosi, cercando da un lato di arginare per quanto possibile la società dei consumi, dall’altro proponendo (e vivendo) la nostra alternativa.
        In bocca al lupo a Jean per il suo libro.

  3. 12 marzo 2013 alle 16:47

    A chi lo dici!!! io ho “combattuto” per 2 anni con i miei coinquilini all’università, ma alla fine ce l’ho fatta: due neoliberisti, un comunista ortodosso, due menefreghisti… adesso abbiamo cinque decrescisti!!!
    non esistono ricette preconfezionate, è scritto in tutti i libri che parlano di decrescita: la decrescita è una matrice di idee. per convincere le persone della bontà e soprattutto della fattibilità del progetto decrescista occorre agire contemporaneamente su due strade: il dialogo e l’esempio. entrambe le strade funzionano meglio se conosciamo la persona che abbiamo di fronte e riusciamo a parlarle a partire da ciò che le sta a cuore o di cui si interessa (adesso mi sono imbarcato nell’impresa di “convertire” mio padre, autotrasportatore). é vero, è difficile parlare con i giovani, perché i loro genitori consumano, perché tutti gli dicono che è bene consumare, perché nessuno ( a parte quelli strani) si comporta diversamente. e poi i genitori continuano a comprarti cose anche se te esprimi volontà differenti (per la tesi mi hanno regalato tre viaggi mordi e fuggi: risultato stanco e stressato). insomma, si nasce in un modello socio economico che esteriorizza il successo in beni di consumo, si cresce aspirando a quei beni (pensate a un 14enne senza motorino!!) e poi non se ne può più fare a meno. Ma è possibile farcela, una persona alla volta, dialogando, portando esempi, aiutando; senza mai cercare di imporsi.

    Michele

    • 25 marzo 2013 alle 23:24

      Non preoccuparti per la pedanteria, sono anche io così e Voltaire non lo riguardo da quando ero al liceo 😉 comunque anche io da quando ho lasciato la prima risposta sto ottenendo risultati, ora che anche qui si sente di più parlare di decrescita anche se negativamente… Almeno però quando dico la parola decrescita non mi guardano più come se fossi una pazza furiosa che si inventa le parole! E ho occasione di “correggere” le ingenuità di chi non si è mai informato al riguardo e magari ne ha solo sentito parlare in tv (vedi vari programmi “””politici”””).

  4. 4 ottobre 2013 alle 07:58

    Cari amici e compagni di discussione,

    Ho provato a riassumere le riflessioni sui giovani e la decrescita che ho fatto diciamo negli ultimi 10 anni in questo libro. Finalmente, dopo lunghe fatiche ce l’abbiam fatta!

    http://decrescitafelice.it/2012/05/la-decrescita-felice-per-i-giovani/

    Il libro, come il post sopra, vorrebbe però essere davvero un sassolino gettato in uno stagno…
    e mi piacerebbe molto sapere cosa ne pensate e poterne qui discuterne insieme!
    Questo è un pò il senso.
    Grazie!
    Jean-Louis

  5. 12 novembre 2013 alle 18:08

    Il mio commento è, più che altro, una riflessione su un libro che ho letto da poco: “La decrescita, i giovani, l’utopi”, di Jean Louis Aillon. Da tempo non mi capitava di trovare così tanti collegamenti tra le esperienze che ho vissuto, le emozioni provate, e una spiegazione al di fuori delle mie peculiarità caratteriali, del “brutto momento” passeggero…ma contestualizzate in una serie di (dis-)valori che si sono cristallizzati in decenni nella testa delle persone. Il concetto di “rinuncia” alle merci di cui ci stiamo bulimicamente nutrendo (“mettersi a dieta se si è obesi è una rinuncia?)o il mondo competitivo che va contro ogni biologica necessità del genere umano di “essere un animale sociale”. Ancora più profonda la riflessione sull’utopia, la luce che illumina un cammino permettendoti di proseguirlo, verso un orizzonte lontano, forse irraggiungibile, che ci fa camminare.
    Grazie Louis.

  6. 29 novembre 2013 alle 14:09

    Cara Silvia,

    Grazie di cuore a te per le tue belle parole. Sono molto felice che ti sia ritrovata nelle esperienze che ho descritto e nelle riflessioni che ho provato ad abbozzare.
    Un caro saluto,
    Jean

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