• 26ago

    Slow medicine

     

     

     

     

     

     

    Per  alcuni mesi è stato presente  sul nostro sito un articolo  che è stato erroneamente attribuito a Slow Medicine. Slow Medicine ci chiede di pubblicare una presentazione del Movimento che ne chiarisce le posizioni e gli obiettivi: 

    Si è spesso creato in questi anni un fraintendimento rispetto alla collocazione del movimento Slow Medicine rispetto alle medicine alternative e complementari.
    In realtà il movimento Slow Medicine nasce e si colloca all’interno della medicina scientifica, che è l¹ambito in cui tutti gli aderenti operano, alcuni da moltissimi anni, e si propone   di contrastare  la medicalizzazione della vita quotidiana, l¹uso  di farmaci, interventi  e esami di non provata  efficacia, l’ invenzione di sempre nuove malattie (disease mongering); ma si  propone anche cambiamenti più ampi, per una più efficace  organizzazione della cura, per il  superamento delle diseguaglianze, per una nuova etica delle ricerca scientifica e del rispetto dell’ambiente.
    Far coincidere Slow Medicine con le medicine complementari è quindi inesatto e scorretto, così come intendere il termine “slow” come sinonimo di “medicina dolce”.

    Il termine  slow , come le chiocciole che compaiono nel logo, segnala la stretta connessione  del movimento Slow Medicine con il movimento Slow Food

    Le due chiocciole che dialogano di cura sobria rispettosa e giusta indicano che  il dialogo e la comprensione fra i cittadini e il sistema della cura  sono i presupposti di una cura slow.

    Slow perché

    –                rispetta i tempi della conoscenza reciproca, quelli della salute e della malattia, dell’ accudimento e della cura

    –                rimette al centro dell’intervento di cura la relazione fra professionista sanitario e paziente, rendendoli entrambi attivi e cooperativi

    –                ricerca il giusto equilibrio fra l’uso di tecnologie e di terapie di avanguardia e il rispetto della persona curata e delle risorse dell’ambiente

    –                sviluppa interventi di  prevenzione, informazione, promozione della salute ed educazione a comportamenti virtuosi   come metodo per la valorizzazione del patrimonio salute

    –                promuove i concetti di  cura efficace ed appropriata, riabilitazione possibile e valorizzazione delle capacità residue in contrapposizione all’eccesso di cure e alla ricerca della  guarigione ad ogni costo.

    Una cura slow non è una cura lenta: è una cura che rinuncia alla frettolosità in nome dell’accuratezza. Che  è tempestiva senza essere sbrigativa. Che utilizza l’ascolto e il dialogo ma non li sostituisce alla competenza clinica e all’uso appropriato delle tecniche terapeutiche. Che sviluppa metodi e strumenti per facilitare  la partecipazione attiva dei cittadini ai percorsi di cura. Che cura la formazione dei professionisti e il loro diritto a percorsi formativi aggiornati, efficaci, scientificamente fondati.

    I  progetti di Slow Medicine si sviluppano

    –                in tutti gli ambiti della comunicazione e delle buone pratiche comunicative

    –                nell’ambito dell’organizzazione dei servizi sanitari

    –                nella progettazione degli spazi e degli ambienti della cura

    –                nella progettazione degli interventi di prevenzione e di educazione alla salute

    –                nella ricerca di metodi e pratiche per sviluppare appropriatezza e efficacia delle cure

    –                nelle ricerca di metodi e pratiche per lo sviluppo delle competenze professionali in sanità (formazione universitaria, aggiornamento, formazione continua)

     

    e coinvolgono

    –                tutti i professionisti sanitari

    –                tutte le associazioni di professionisti, ordini, collegi, società scientifiche

    –                i cittadini in quanto individui e in quanto gruppi e associazioni

    –                l’università

    –                gli enti pubblici e privati per la formazione

     

    nella ricerca e nella sperimentazione di nuove pratiche per una cura più sobria, più rispettosa, più giusta.

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