Discutere di decrescita – Una risposta a Jason Hickel

da | 5 Dic 2025

Di Vincent Liegey, Anitra Nelson, Terry Leahy, pubblicato su degrowth.info il 30.09.2025. Traduzione a cura del gruppo internazionale (gruppo di lavoro interassociativo fra Movimento per la Decrescita Felice e l’Associazione per la Decrescita.

Il Break–Down Journal ha pubblicato ad agosto un’intervista a Jason Hickel che ha come sottotitolo “La decrescita è una porta d’accesso al pensiero socialista per il XXI secolo”. L’intervista è stata pensata per celebrare il quinto anniversario della pubblicazione del popolare libro di Hickel Less is More: How Degrowth Will Save the World (2020). Compiendo una sorta di inversione a U rispetto anche al suo noto articolo del 2021, nell’intervista Hickel sostiene che è “errato considerare la decrescita un movimento”. Piuttosto, per lui, è lo slogan di una campagna monotematica, che “non ha la capacità di raggiungere il potere e attuare politiche”. In breve, Hickel afferma che:

Gli studi sulla decrescita dimostrano che possiamo migliorare il benessere sociale riducendo in modo sostanziale consumo energetico, uso di materiali e produzione complessiva. Sono intuizioni potenti che dovrebbero essere integrate nei paradigmi socialisti. Ma questa riduzione si determinerebbe naturalmente nel corso di una trasformazione democratica socialista.

Con questo, Hickel assume una posizione unilaterale TINA (There is No Alternative, Non c’è alternativa) a sostegno di una trasformazione ecosocialista della società. In questo modo non solo riduce il concetto di decrescita a una pseudo-scientifica, semplice riduzione dei consumi di energia e risorse. Rende anche i sostenitori della decrescita “carne da cannone” per una transizione (eco)socialista. Afferma, infatti, che “solo” un “partito di massa unitario” può realizzare una tale trasformazione, posizionandosi come un ecosocialista del tipo socialista democratico leader-seguaci, in cui si prova a conquistare il potere statale per istituire l’eco-socialismo.

Non condividiamo la concezione e analisi della decrescita per diversi motivi, che approfondiremo dopo. Il nostro testo è innanzitutto un invito al dialogo e al dibattito per arrivare a una concezione comune della “decrescita”, dei suoi punti di forza, delle sue debolezze e del suo potenziale. Crediamo davvero che la decrescita sia un concetto e un movimento più complesso, sostanziale e significativo di quanto appare nell’intervista a Hickel. Pensiamo anche che il movimento della decrescita abbia un ruolo molto importante da svolgere nel difficile contesto politico attuale.

Il movimento della decrescita

Innanzitutto, consideriamo la decrescita non solo come una teoria, ma anche come un movimento. Da oltre 23 anni, la decrescita è un movimento sociale, intellettuale e politico molto attivo e influente, prima in Francia, poi in Italia, Spagna, Belgio, Svizzera e Québec, prima di diventare internazionale nel 2008 con l’organizzazione della prima conferenza sulla decrescita. Dobbiamo riconoscere che la decrescita, come movimento, ha pochissime risorse e potrebbe sembrare meno influente della sua importanza, come teoria accademica, nel dibattito intellettuale. Tuttavia, in definitiva, un movimento ha un potenziale maggiore nel determinare una trasformazione culturale profonda, e questo anche attraverso la pratica, sia individuale che collettiva.

La posta in gioco, infatti, qui è una trasformazione che richiede un movimento sociale, non semplici parole o teorie. Il movimento della decrescita ha organizzato marce, manifestazioni, campagne politiche, conferenze, seminari e workshop. La decrescita ha eletto rappresentanti in diverse istituzioni politiche locali e nazionali, tra cui sindaci e membri del parlamento. La decrescita ha anche attirato sostenitori attraverso libri, tra cui quello dello stesso Hickel, e molti altri. Questa prospettiva di movimento sulla decrescita è evidenziata nella curatela e nel contenuto del recente Handbook of Degrowth (Routledge,2025 qui in open access), che contiene argomenti a sostegno di quanto stiamo scrivendo.

La decrescita è un movimento in movimento. Ha connessioni e alleanze con altri movimenti, come i movimenti per la disconnessione, quelli post-sviluppo e decoloniali; i movimenti eco-femministi; le reti di eco-villaggi e di transizione; quelli azione per il clima e di ribellione all’estinzione; le reti anarchiche e, naturalmente, i movimenti verdi, sindacali e di sinistra, compresi i partiti eco-socialisti. La decrescita, come movimento, è una rete internazionale che comprende una varietà di reti, attività e attivisti. Alcuni attivisti e sostenitori potrebbero sentirsi relativamente isolati, ma continuano ad avere influenza nei partiti politici, nelle ONG, nelle iniziative locali, nelle istituzioni politiche e pubbliche, nelle università, negli istituti di ricerca, nei progetti e persino nelle aziende. A volte usano la decrescita come slogan, a volte no. Tuttavia, sono caratterizzati da pratiche forti e coerenti e condividono valori e ideali. E, inevitabilmente, diversità e controversie, a seconda del contesto locale o dell’obiettivo, ad esempio. In breve, contrariamente a Hickel, noi sosteniamo che esiste un movimento di decrescita.

Che cos’è la “decrescita”?

Critichiamo infatti l’affermazione di Hickel secondo cui la decrescita abbia esclusivamente a che vedere con la riduzione del consumo e dell’uso di materiali ed energia, una convinzione, a nostro avviso, che lo porta ad attribuire alla decrescita un ruolo secondario all’interno delle ecosocialismo. La decrescita va ben oltre questo approccio riduzionista ed economicista. È un invito a esplorare nuovi immaginari e modi di vivere, ad esempio nel lavoro e nella tecnologia, nella democrazia e nella proprietà, che non sono presi in considerazione nella presa di posizione di Hickel.

Siamo solidali e scettici nei confronti dell’eco-socialismo, soprattutto per la sua diversità nelle interpretazioni, pratiche e strategie. All’interno di questa ampia cerchia, crediamo che molti esponenti del movimento per la decrescita possano probabilmente sentire congeniale un’alleanza con la Prima Internazionale Ecosocialista 2017. Questa sostiene una forma di democrazia di base diretta, fondata sull’orizzontalismo, l’autonomia, la condivisione e la sussidiarietà. Questo approccio all’eco socialismo è molto diverso da quelli che hanno come obiettivo una pianificazione economica democratica e con cui Hickel sembra schierarsi. Queste posizioni identificano la “classe operaia” come agente centrale della trasformazione, si concentrano sullo Stato e sulla cosiddetta pianificazione burocratica socialista e fanno riferimento a politiche orientate allo stato e al mercato. Naturalmente, dobbiamo dialogare con il movimento eco socialista, ma come movimento dobbiamo anche chiarire quale visione dell’eco-socialismo sia più compatibile con i principi e le direzioni strategiche della decrescita.

Riteniamo che Hickel male interpreti, in vari modi, il concetto di decrescita. Per lui il ruolo della decrescita è quello di rendere disponibili informazioni per la più importante trasformazione verso il socialismo. Il suo approccio eco-socialista, essenzialmente incentrato sullo Stato e che incarna dinamiche gerarchiche, va in contrasto con l’idea di autonomia, sostanzialmente orizzontale e antistatale, che il movimento della decrescita ha sostenuto nei suoi 23 anni di storia. Al contrario, l’approccio di Hickel lo porta a mettere l’eco-socialismo come obiettivo più alto, con la decrescita come influente vassallo. Molti sostenitori della decrescita tendono, al contrario, verso prospettive basate sull’orizzontalismo e il pluriversalismo, e considerano la decrescita come una rete di reti, un movimento nel movimento (o nei movimenti). Hickel ne sminuisce invece il ruolo in modi specificamente economicistici, derivati da una definizione ristretta della decrescita, che la limita ai contesti disciplinari dell’economia ecologica e dell’economia eterodossa. Qui sta il punto: la decrescita è olistica. Il pensiero della decrescita è ricco di riflessioni su possibili futuri post capitalisti di prosperità, convivialità e autenticità. La decrescita sta alla crescita come la qualità sta alla quantità. Ridurre la decrescita a dati quantitativi di riduzione del metabolismo sociale (come nella citazione di Hickel nel paragrafo qui sopra) la stravolge e la distorce.

I primi sostenitori della decrescita in Francia hanno affermato con forza che, “anche se una crescita infinita fosse possibile in un mondo finito, il consumo e il produttivismo sarebbero comunque assurdi”. In quanto tale, la decrescita è anti-economicista. La decrescita da voce a immaginari e strategie post capitalisti che si basano su forme politiche del XXI secolo che rispettano principi, prospettive e pratiche dell’anarchismo e del socialismo utopista. Si pensi all’orizzontalismo, all’anti-potere di Holloway e all’autonomia di Castoriadis, elementi centrali nelle pratiche della decrescita e di altri movimenti chiave del XXI secolo. Questi principi, orientati all’azione e all’inclusione dimostrano che la decrescita è, e deve essere, un movimento.

È del tutto errato affermare, come fa Hickel, che la decrescita «non di pone in una posizione anti-sviluppo». La decrescita (décroissance) è emersa nel 2002 come movimento trasformativo quando attivisti e intellettuali francesi hanno cominciato a opporsi al dominio dello sviluppo e della pubblicità. Un importante incontro, promosso da Ligne d’Horizon, ha reso manifesta questo progetto comune: la conferenza dell’UNESCO Défaire le Développement Refaire le Monde (Decostruire lo sviluppo, ricostruire il mondo), tenutasi dal 28 febbraio al 3 marzo 2002. In altre parole, la decrescita è emersa come idea in alleanza con il movimento post-sviluppo. Successivamente, la Degrowth Platform for Convergence (Decrescita: una piattaforma di convergenza) è stata proposta dai partecipanti alla Convenzione costituzionale dell’Associazione degli obiettori alla crescita, riuniti a Beaugency (Francia) il 19 settembre 2009, e che proponeva “un’uscita immediata dal capitalismo e dal produttivismo”, una strategia di delinking essenzialmente anti-imperialista e la (ri)localizzazione partecipata dei processi decisionali come forma di democrazia diretta.

Non solo, l’attuale relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani sostiene che il superamento della povertà a livello mondiale è fattibile solo nell’ambito di percorsi di decrescita. Quindi, l’affermazione di Hickel secondo cui la decrescita “non è mirata ai paesi in via di sviluppo” è corretta solo nel senso limitato che i ricchi devono trasformare se stessi e le loro pratiche per vivere in modo semplice, in modo che i sottosviluppati e i poveri possano semplicemente vivere. Questo richiede strategie sistemiche, anticapitaliste e di disaccoppiamento verso l’autodeterminazione e il superamento dello sviluppo imperialistico. La decrescita accoglie la sfida di imparare dagli attivisti e dai sostenitori del Sud del mondo, oltre che di allearsi con loro, come dimostra la lotta per il delinking di cui si è parlato nella 11a Conferenza Internazionale sulla Decrescita, da poco conclusa a Oslo, una posizione che Hickel e altri ecosocialisti certamente possono condividere con noi.

Sono essenziali alleanze ben calibrate e decise insieme, che rispettino i sentimenti del Sud del mondo. Allo stesso modo, sono necessarie alleanze per la decrescita che riconoscano il ruolo dell’Oriente, come con il pensiero ecofemministe e molto altro ancora. In questo processo hanno un ruolo marginale i dati e le analisi che “dimostrano” lo scambio ineguale, processi palesemente evidenti nella realtà (ma non, sembrerebbe, per i teorici dell’economia e i privilegiati che perseguono il mantenimento dello status quo). Abbiamo bisogno, invece dei dati, di un’azione inclusiva i cui mezzi corrispondano alle visioni, e che segua il detto, sempre attuale, secondo cui “i filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi; il problema è cambiarlo”.

Strategie di decrescita

Hickel muove alla decrescita un’altra critica di fondo, la mancanza di organizzazione, politiche e obiettivi di transizione. Creare forza trasformativa che superi le due grandi sfide che l’umanità deve affrontare in questo momento – le profonde disuguaglianze socio politiche ed economiche e i complessi aspetti dell’insostenibilità ecologica, di cui il cambiamento climatico è solo un sintomo – non è un compito facile. Tuttavia, moltissime riflessioni dei sostenitori della decrescita hanno delineato, negli ultimi cinque anni, proposte, modelli e politiche per attuare progressi strategici. Si vedano, ad esempio, i capitoli 4 e 5 di Liegey e Nelson (2020) e i contributi del Routledge Handbook of Degrowth (2025). Questo detto molti autori, come hanno fatti Herbert e Morris (2025), hanno sottolineato che la decrescita ha ancora molta strada da fare in termini di sviluppo delle strategie di trasformazione.

Un movimento orizzontale, infine, ha l’ambizione di modificare le relazioni esistenti a partire dal processo di trasformazione, e non come semplice come risultato dello stesso. Dal punto di vista strategico, è un compito molto più ambizioso, complesso e raffinato dell’approccio della creazione di un partito, come propone Hickel. Questo approccio, infatti, comporta il rischio di uccidere la creatività di cui invece abbiamo bisogno. L’approccio partitico rischia, inoltre, di produrre dinamiche autoritarie capaci di impedire l’attuazione di proposte valide e di soffocare la democrazia diretta che è sostanziale nella proposta della decrescita. Al contrario, noi immaginiamo la democrazia diretta come un mezzo e non, solo, il possibile fine del processo di trasformazione della società.

Nei fatti, la posizione strategica di Hickel presenta lacune e contraddizioni. Nella sua argomentazione afferma che molti movimenti del XXI secolo – come la decrescita e l’anarchismo – si rifanno a strategie di trasformazione deboli ed obsolete. Nella sua visione sono i lavoratori ad essere agenti centrali del cambiamento, e considera gli scioperi come uno strumento potente, anche se – contraddicendosi, deve riconoscere che i sindacati hanno mostrato una forte tendenza alla cooptazione e alle rivendicazioni egoistiche. Molti attivisti della decrescita provano, invece, a immaginare e dare vita a alternative politiche ed economiche reali, che possano condurre a nuovi modi di vivere (come le ZAD, le zone da difendere). Attivisti e sostenitori della decrescita mettono al centro della loro strategia la sperimentazione della democrazia diretta, della deliberazione, del municipalismo, della protezione dei beni comuni e l’auto-organizzazione nelle pratiche. Sì, è necessario dialogare con i sindacati e con le classi lavoratrici. Sì, dobbiamo essere capaci di una maggiore chiarezza nelle strategie e nelle tattiche. Tuttavia, essendo un movimento orizzontale, la decrescita deve affrontare diverse sfide e forme organizzative. Abbiamo un approccio più sofisticato e concreto, rispetto al solo seguire rigorosamente la linea del partito. Dando molta importanza alla creatività e alla differenza, i principi della decrescita si concretizzano in forme specifiche, sia nello spazio e il tempo.

Hickel non descrive in che modo lavoratori e le comunità possono contribuire al processo decisionale. Al contrario dà una posizione privilegiata, nella creazione del nostro futuro, ai leader del mondo del lavoro e agli intellettuali. Noi al contrario, sostanzialmente immaginiamo, come nuove di strutture politiche, la democrazia diretta non il partito dominante. La sua posizione è lontana dalle analisi e dalle visioni – ecofemministe, alter-globaliste, anti-lavoro e di delinking dal Sud del mondo – a cui aderiscono molti sostenitori e attivisti della decrescita. Negli approcci di democrazia orizzontale i partiti sono considerati istituzioni essenzialmente borghesi e si propone, di contro, una forma di post-capitalismo che va al di là del solo lavoro retribuito e dei premi, e delle punizioni, incentrate sul reddito.

L’analisi che abbiamo fatto si concentra sui dettagli della posizione di Hickel. In una prospettiva più ampia, concordiamo con lui che il movimento della decrescita debba dialogare con i sostenitori dell’ecosocialismo. Sia decrescita che ecosocialismo contengono «fazioni riformiste e rivoluzionarie conflittuali e contraddittorie, tanto che numerosi attivisti di base dell’eco socialismo e della decrescita hanno più cose in comune tra loro che con le fazioni avanguardiste e top-down di entrambi i movimenti». Come ecosocialisti e decrescenti, dobbiamo considerare attentamente le differenze tra un approccio gerarchico o orizzontale all’eco-socialismo e alla decrescita. Il nostro obiettivo, diversamente dalla posizione socialdemocratica di Hickel, è sostenere movimenti e alleanze basati su una visione orizzontale e democratica della decrescita e dell’ecosocialismo.


Photo Credit: Hasan Almasi e degrowth.info