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«Nè la rivoluzione nè la riforma possono, in ultima istanza,
cambiare una società, senza che ci sia da raccontare una storia nuova e potente,
tanto persuasiva da bloccare i vecchi miti e trasformarsi nella storia preferita…
Se si vuole cambiare una società si deve narrare una storia alternativa».
IVAN ILLICH
Il sogno di Maso
I
La tempesta prese ad infiuriare in men che non si dica. Un attimo prima simpatiche nuvolette danzavano in un cielo di un azzurro profondo, un attimo dopo il ventò cambiò e tutto si fece nero. Cose che accadono a ridosso delle montagne, a Limite ci erano abituati. La brutta stagione sembrava voler anticipare i tempi. D’un tratto un pensiero irruppe nella mente di Maso:
«I limoni!» esclamò.
I vasi di limoni che tenevano davanti casa erano assai pesanti. Perciò venivano disposti su delle rudimentali basi, costruite con assi di legno a cui erano state applicate delle semplici ruote. In questo modo potevano essere agevolmente spostati. Prima che arrivasse il freddo, avrebbero trovato riparo sotto il loggiato. Maso ebbe il timore che quel temporale presagisse un cambiamento più importante del clima, e istintivamente corse fuori per porre al riparo le piante. I vasi non erano molti, ma alla fine il temporale fu talmente veloce che quando Maso ebbe finito era bagnato fradicio.
Di lì a poco la burrasca sparì, velocemente come era iniziata, e l’azzurro tornò a mostrarsi tra le nubi.
Fu in quel momento che fece la sua comparsa il Primo Visitatore. Maso lo vide uscire dal bosco, in basso, proprio mentre i raggi del sole, squarciando la coltre di nubi che si muoveva velocemente, avevano preso a disegnare strane chiazze di luce sul terreno e sulle fronde degli alberi. Instintivamente si alzò e gli andò incontro, dimenticandosi completamente delle sue condizioni.
«Buongiorno! È da lungo tempo che vi sto cercando. Sono veramente felice di incontrarvi!»
«Buongiorno a voi. Mi chiamo Maso… avete detto che ci stavate cercando? Non capisco…»
«In pianura si sentono storie molto interessanti su questo luogo. Limite, giusto? Molti hanno tentato di capire dove fosse situato. Alcuni pensano addirittura che non esista e che sia solo una leggenda! Ma alcune testimonianze riportano di alcuni prodotti artigianali e cibi stagionati che verrebbero da qui…»
«Talvolta alcuni di noi scendono per barattare qualcosa. A noi servono poche cose, rottami di ferro che fondiamo per fare qualche attrezzo agricolo e poco altro…»
Solo allora Maso notò che l’uomo aveva tirato fuori un tacquino ed una penna ed aveva ammiccato lievemente: «Non vi dispiace se io…? – Maso annuì e l’altro continuò – Sapete, sono molto curioso di conoscere ogni dettaglio della vostra esperienza, credo anzi che andrebbe raccontata!»
«Raccontata?»
«Non credete che sia il caso di… fissare nero su bianco i vostri princìpi? Codificare la vostra visione del mondo, la vostra filosofia, se mi passate questo termine, affinché anche altri possano comprendere il perché di questa vostra scelta, e magari seguire un percorso simile! Il racconto delle vostre gesta potrebbe accendere i loro cuori, spronarli a quella ricerca interiore che finora non hanno avuto modo, o coraggio, di intraprendere! Leggendo la vostra storia il loro sentimento verrebbe alimentato, tutti vi sarebbero grati. Per quello che avete fatto e per averlo voluto condividere con loro. Potreste diventare una fonte di ispirazione per molti»
«Detto così suona molto come una nuova religione…»
«Se volete potete anche vederla in questo modo, cosa c’è di male?»
«Ma noi non siamo mai stati dei profeti, nè vogliamo esserlo! Quello che abbiamo fatto lo abbiamo deciso per noi, perché ci andava bene così. Altri potrebbero scegliere di fare cose diverse e probabilmente andrebbe bene ugualmente. Noi non pretendiamo di possedere la verità assoluta…»
«Ma non vorreste che altri seguissero il vostro esempio? Essere ricordati, essere amati per esser stati per loro una guida?»
«Quando siamo partiti dalla pianura, su questo altopiano non c’era niente. Sapevamo solo che, molto tempo prima, qui i nostri avi avevano un alpeggio. Non sapevamo dove fosse, se ci fossero ancora costruzioni, non sapevamo nulla. Non è stata una decisione facile, ci siamo interrogati a lungo prima. Ma poi, alla fine, siamo partiti, senza alcuna guida se non la nostra determinazione. Perciò, l’unica cosa che posso dire a chi oggi non è soddisfatto della situazione in cui vive è di mettersi in cammino e iniziare a cercare.
Ed è bene che ognuno sia la guida di sè stesso. Perché raccontare quello che accade qui a Limite? Sarebbe come dar loro una mappa. Li aiuterebbe? Forse in un primo momento, ma poi? Non si deve pensare che qui la vita sia una pacchia, anche se i nostri prodotti sono buoni. La verità è che qui la vita è dura. Partire senza una mappa, o senza una guida, significa andare incontro a difficoltà certe. E così deve essere! Solo chi è in grado di sopportare grandi difficoltà merita di ottenere quello che noi abbiamo avuto in dono da questa terra».
«Se posso chiedere, siete felici qui?»
«Certamente»
«E dunque, non vorreste condividere questa gioia con altri?»
«La gioia per essere vera deve essere profonda. Che sentimento potrebbe ispirare un racconto che potreste scrivere su di noi? Sarebbe soltanto un fuoco di paglia. Una vampata presto spenta… – aggiunse poi Maso chinando il capo, e prendendo a guardare la terra – Se c’è una cosa che abbiamo imparato quassù è che coltivare richiede tanto tempo e tanta pazienza. Suppongo sia così anche per chi vuole coltivare un desiderio…»
Quando rialzò gli occhi vide con stupore che il Primo Visitatore era scomparso. Tornò verso casa, ma dovette fermarsi prima di entrare. Fu come un presentimento, qualcosa che gli stava dicendo di aspettare ancora. Di lì a poco, tornando a guardare verso il bosco, Maso vide avvicinarsi il Secondo Visitatore. Anche questi, come il precedente lo salutò molto cordialmente e manifestò sincero apprezzamento. All’inizio Maso credette davvero di ripetere pari pari la scena avvenuta poco prima. Quando iniziarono a parlare, anche il Secondo Visitatore estrasse qualcosa dallo zaino che aveva con sè, ma non si trattava di carta e penna come il precedente, bensì di un microscopio.
«Che intendete fare con quello?» chiese Maso incuriosito.
«Mi piacerebbe molto esaminare i vostri ortaggi, ma anche i tessuti che realizzate manualmente. In pianura c’è un gran parlare dei vostri prodotti, sapete? Credo che sia giunto il momento di fare un po’ di chiarezza»
«Chiarezza? Non capisco…»
«I vostri costumi sono… insomma, in pianura spesso venite derisi, siete quelli “strani”, non per tutti sia chiaro, ma per la maggioranza è così. Credo che basterebbe poco per far cambiar loro idea: se potessimo dimostrare che la qualità dei vostri prodotti è superiore, questo cambierebbe le cose. Certo servirebbero anche altre analisi oltre l’osservazione al microscopio, tutte cose che mi riprometto di fare una volta rientrato nel mio laboratorio, se voi me lo concedete, e se siete disposto a darmi alcuni prodotti agricoli da portare con me! Questo… – disse indicando lo strumento – Questo è facile da trasportare e non ho saputo resistere alla tentazione di portarlo con me! Sono davvero impaziente di verificare… sono sicuro che i vostri prodotti confermeranno le mie idee»
«Siete davvero molto entusiasta di… misurare tutto quanto»
«Se una cosa è misurabile è facilmente divulgabile. Dati certi sono un supporto valido in qualunque discussione…»
«Noi non abbiamo mai voluto discutere con nessuno!»
«No, certo… capisco. Ma prima o poi dovrete! Il confronto è inevitabile. E a quel punto, più dati si hanno a disposizione, meglio è. Pensate ai vantaggi che avrete se fosse scientificamente provato che ciò che si produce qui è migliore di ciò che si produce altrove! Nessuno potrebbe più deridervi…»
«Probabilmente avete ragione… ma che ci deridano o meno, i nostri campi producono ugualmente, noi mangiamo ugualmente e viviamo ugualmente. Ciò che gli altri dicono di noi non ci condiziona affatto. Inoltre… non sono così sicuro che tutto ciò che conta sia misurabile»
«Perdonate, non credo di capire…»
«Mettiamola così: ipotizzate di andare al mercato e vedere su un banco due qualità di… diciamo pomodori. Due qualità diverse, entrambe hanno un bell’aspetto, ed entrambe vengono vendute allo stesso prezzo. Voi le prendete entrambe, fate tutti i vostri esperimenti in laboratorio e… diciamo che le proprietà nutritive, tutto quanto insomma, è praticamente uguale. Assaggiate, e una delle due ha un sapore leggermente diverso, che vi piace di più, ma soltanto un poco di più, fate attenzione. Quale scegliete?»
«Ovviamente quella che mi piace un po’ di più»
«Ovviamente! E se qualcuno vi dicesse che una delle due aziende agricole che producono quei pomodori sfrutta i propri dipendenti? Ad esempio li tratta male, li paga poco, per riuscire a rimanere sul mercato…»
«Credo che se fosse l’azienda che produce i pomodori più buoni, sarei sicuramente disposto a comprare quelli leggermente meno buoni pur di non avallare con il mio acquisto un comportamento moralmente inacettabile. Come potrei sapere di quale delle due aziende si tratta?»
«Non potete saperlo, è questo il punto. Con tutti i vostri esami di laboratorio non riuscireste mai a scoprire questa cosa. Perché non è misurabile… Noi qui sappiamo come coltiviamo i nostri ortaggi, come realizziamo
i prodotti artigianali e tutto il resto. Non ci interessa misurare se sono migliori o peggiori di quelli che si trovano in pianura. Perché? Perché una buona parte di ciò che conta per davvero non potremo mai riuscire a scoprirlo, con nessuna misurazione!
Il pensiero scientifico che voi seguite è certo una cosa importante e degna di rispetto, non mi fraintendete. Ma ho la sensazione che questa cosa giù in pianura vi abbia preso un po’ la mano… Padre Ivan una volta disse: Chi ha imparato dalla scuola a misurare si lascia sfuggire di mano le esperienze non misurabili; ciò che non può essere misurato diventa per lui secondario o minaccioso. Vedete quei campi coltivati, lassù?– disse Maso voltandosi ad indicare. Non ci fu alcuna risposta, e sorprendentemente, quando Maso si voltò di nuovo, l’altro era scomparso.
Dopo quanto accaduto con il Primo Visitatore, Maso stavolta non si stupì, nè si emozionò più di tanto. Nuovamente fece per dirigersi verso casa. Il Terzo Visitatore fece la sua comparsa poco dopo; anch’egli, come i suoi predecessori, arrivò all’improvviso, quasi senza che Maso se ne rendesse conto.
«Buongiorno – disse l’uomo sorridendo – Questo è Limite, giusto?»
«Cosa posso fare per voi?» chiese Maso
«In realtà… molto, moltissimo! Vorrei imparare da voi»
«Imparare che cosa esattamente?»
«Tutto quanto! Come si coltiva, come si costruisce un attrezzo agricolo, o una sedia, o qualsiasi altra cosa… come allevate gli animali, come conservate le vostre provviste, come…»
«Piano, piano, ragazzo mio! Come correte…»
«Non c’è molto tempo, non più….»
«Cosa intendete?»
«Giù in pianura, le cose si mettono sempre peggio. Ormai è chiaro che abbiamo imboccato una strada senza uscita. Dobbiamo cambiare qualcosa. Posso anche non essere perfettamente consapevole di cosa ci sia che non va, ma è innegabile che qui da voi le cose vanno meglio. Allora forse la soluzione è imparare a fare come voi, e farlo in fretta, prima che le cose giù da noi peggiorino al punto da portarci alla rovina! Voi potreste insegnarmi?»
«Sì, potrei… almeno credo. Ma poi? Che fareste poi?»
«Inizierei a vivere come voi, farei tutto quello che fate voi, e insegnerei a mia volta a qualcun altro, questo è ovvio, in modo da diffondere queste buone pratiche ovunque»
«E vi ascolterebbero?»
«Io… suppongo di sì. I vostri risultati sono tangibili, no? Mostrare quanto avete ottenuto qui dovrebbe essere sufficiente per convincerli»
«Avete detto poco fa che forse non siete “perfettamente consapevole” di cosa ci sia che non va…»
«Sì, l’ho detto»
«Ecco! Quello è esattamente il punto: la consapevolezza. Certo state mostrando una buona volontà nel voler imparare da noi, ma vedete, fare delle cose senza averne acquisito prima la perfetta consapevolezza significa perdere metà del risultato. Dite che mostrare quanto abbiamo ottenuto qui sarà sufficiente per convincerli? Ne dubito, amico mio! Guardate come siete vestito: i vostri abiti sono di tessuti prodotti industrialmene, sono confortevoli, hanno colori sgargianti, una buona fattura. Guardate i nostri: tessuti grezzi, sicuramente più ruvidi, cuciture imprecise, colori smorti. Cosa dovrebbe convincere le persone in pianura che i nostri abiti sono migliori? A prima vista non si direbbe affatto… Se valutate gli abiti solo in quanto “prodotti”, i vostri sono sicuramente migliori. La differenza sta in ciò che non si vede. Come coltiviamo la canapa? Come alleviamo e tosiamo le pecore che ci danno la lana? Come usiamo i telai manuali?»
«Ma queste cose potete insegnarcele!»
«Certo! Possiamo, e lo ripeto. Ma perché qualcuno che fino a ieri ha comprato abiti come i vostri – senza alcun sacrificio se non guadagnare il denaro per permetterseli – dovrebbe faticare con le coltivazioni della canapa, con l’allevamento delle pecore, la tosatura, la filatura e tessitura, per avere alla fine un tessuto peggiore? È necessario un percorso di consapevolezza! Qualcosa che parte da qui, poi scende qui – disse Maso toccandosi prima la testa e poi il cuore – E soltanto dopo arriva qui» concluse, mostrando le mani.
A quel punto venne distratto da un rumore che udì provenire da una delle abitazioni del villaggio. Si voltò di scatto: sembrava che qualcuno stesse lavorando nella falegnameria che si trovava nel piano terra di una delle abitazioni più vicine alla sua. Quando si voltò di nuovo per riprendere il discorso vide che il Terzo Visitatore era scomparso. Sorrise, ormai non si stupiva più di nulla.
***
Andò di corsa verso la falegnameria, la porta era socchiusa. Entrando, Maso vide qualcosa che lo stupì molto: la persona che aveva sentito lavorare era una donna. La cosa di per sè non era eccezionale, a Limite tutti sapevano fare tutto e non c’erano occupazioni esclusivamente maschili o femminili, ma questa sicuramente non era una donna di Limite. I suoi abiti sembravano di seta, tanto erano luminosi. Prima ancora che l’uomo potesse proferire parola, quella si voltò sorridendo:
«Maso! Finalmente, ti stavo aspettando! Vieni… non temere».
Era bellissima, Maso restò immobile a lungo prima di riuscire a proferire una sola sillaba.
«Eccomi! – disse infine – Ma… voi mi conoscete?»
«Certamente, a anche tu mi conosci, anche se forse non mi hai mai visto in questa forma. Ti stavo aspettando, ho qui qualcosa che dovresti aiutarmi a costruire»
L’uomo sbirciando sul banco da lavoro vide un disco di legno già tornito con tre piccoli fori ciechi su un lato. Quando la donna gli porse tre cilindri di legno, anche quelli torniti, esclamò: «Uno… sgabello? È questo che state facendo?»
«Uno sgabello a tre gambe – precisò lei – Li utilizzate anche voi se non erro, giusto?»
«Ovviamente!»
«Perché “ovviamente”?» sorrise di nuovo la donna. Maso comprese subito che la domanda era retorica. La donna conosceva bene la risposta, solo voleva sentirselo dire da lui stesso. E Maso intuì che era sul punto di ricevere uno di quegli insegnamenti strani che l’universo talvolta ci dona, quasi sempre in modi inaspettati, e che poi ti rimangono dentro per tutta la vita…
«Uno sgabello a tre gambe ha un grosso vantaggio mia Signora. È sempre stabile! E qui a Limite… lo vedete, i nostri “pavimenti” sono alquanto sconnessi…»
«Giusto Maso! Ma ha anche un grosso svantaggio…»
«Sarebbe?»
«Se una delle tre gambe si rompe…»
«Certo… comprendo. Una sedia a quattro gambe ha ancora un margine di sicurezza, diciamo così. Se si rompe una delle quattro gambe c’è anche la possibilità di non cadere. Ma con uno sgabello a tre gambe… beh! La caduta è assicurata. Ma, se mi permettete, mia Signora questo è un falso problema. Se le tre gambe sono ugualmente solide e ugualmente ben fissate, il rischio non c’è»
«E tu sai come fare attenzione affinchè ognuna delle tre sia trattata con la stessa cura, giusto?»
«Date qua – annuì Maso afferrando i tre pezzi che la donna gli stava porgendo – vi faccio veder…»
A quel punto si bloccò. Da principio non lo aveva notato, ma i tre pezzi non erano solo già torniti, erano anche stati decorati finemente. Un piccolo disegno a fuoco era stato realizzato su ciascuno di essi.
Il primo disegno rappresentava una testa di uomo vista di profilo.
Il secondo disegno rappresentava un cuore.
Il terzo disegno rappresentava due mani che stanno lavorando.
Alzando gli occhi vide che la donna stava nuovamente sorridendo.
«Prendetevi cura di loro in egual misura ed avrete un supporto solido e in perfetto equilibrio!» disse.
A quel punto un colpo di vento spalancò improvvisamente la porta, facendola sbattere. Maso si voltò istintivamente e un potente fascio di luce inondò la stanza. Il sole aveva ormai vinto sulle nubi ed il cielo era di nuovo sereno.
E la donna era scomparsa.
II
Aprì di colpo gli occhi: era nel suo letto. Sura era in piedi, accanto a lui.
«Che succede?» chiese Maso.
«Stavi sognando… – disse lei con un’espressione colma di dolcezza – Ma… è tardi, gli altri ti aspettano»
«Stavo sognando, hai ragione – il suo volto si fece meditabondo – Stavo sognando… ma in fondo non sono ormai più di venti anni che lo stiamo facendo tutti quassù, notte e giorno?».
Sura sorrise: «Stamattina sei più criptico del solito!»
«Hai ragione… voglio dire, pensi mai a quello che stiamo facendo?»
«Ogni giorno papà… ogni giorno»
«E agli altri? Pensi mai a loro?»
«Tutti noi qui… pensiamo gli uni agli altri e…»
«No… no – interruppe Maso – Intendevo dire gli altri che sono rimasti in pianura»
«Quali altri? Noi non abbiamo lasciato una famiglia laggiù… non è così?»
«Certo, ma gli altri… tutte le altre persone, che pure non conosciamo, che sono rimaste laggiù. Pensi mai a loro? Qui stiamo bene – Sura annuì – Abbiamo tramandato molte cose, abbiamo imparato molte cose. Ora possiamo dire che, onestamente, la nostra esperienza è stata positiva, giusto?»
«Sì»
«Non… pensi che forse sia giunto il momento di fare qualcosa di più per gli altri?»
Sura chinò il capo e restò ad osservare a lungo le assi sconnesse del pavimento. Maso credette di vedere una lacrima sul suo viso, ma non ne era sicuro. Lentamente la donna prese ad annuire.
«Suppongo di sì – disse infine, a bassa voce – Ma come?»
***
Per ora la nostra avventura finisce qui.
Ma chissà, se cerchi bene forse troverai anche tu un tuo Limite,
e sicuramente avrà qualcosa in più da raccontarti!


