Finalmente possiamo dirlo pubblicamente. Il nostro movimento partecipa come socio al progetto di reindustrializzazione della ExGKN, il 15 dicembre infatti è stato effettuato il versamento dei 1000€ per l’acquisto di 10 quote sociali della cooperativa GFF (Grande Fabbrica di Firenze).
Ma andiamo con ordine.
Nella sua riunione del 19 e 20 Luglio scorsi il Direttivo Nazionale di MDF, tenendo conto degli ottimi risultati dell’evento svolto presso la ExGKN durante il BikeTour di quest’anno, ha valutato che questa esperienza, pur non sposando appieno i principi della decrescita, sembrava essere un interessante contesto in cui sarebbe stato importante portare la visione di MDF. Per questo ha ritenuto che fosse utile aderire alla campagna di azionariato diffuso in corso in quei mesi. Per verificare se la cosa fosse di interesse diffuso fra i soci ed anche per non gravare sulle risorse dell’associazione si decise di lanciare un crowdfunding per raccogliere donazioni (di minimo 50€) finalizzate all’acquisto di almeno 5 azioni (pacchetto minimo previsto dalla campagna) dal costo di 100 € l’una. Venne quindi inviata una mail a tutti i soci MDF ed entro pochissimi giorni la somma fu raggiunta e superata, giusto in tempo per manifestare a GFF l’interesse a sottoscrivere le quote entro la scadenza del 31 luglio.
Nei mesi successivi il CdA di GFF ha vagliato la candidatura di MDF e finalmente, dopo non pochi passaggi burocratici, siamo giunti al versamento della nostra quota sociale.
Perchè questa iniziativa è così importante per la nostra associazione? Innanzitutto perchè è la prima volta che MDF investe in un progetto di collaborazione stabile e strutturata con una organizzazione terza, ma soprattutto perchè la sfida della GFF è un interessantissimo (e sicuramente unico almeno a livello nazionale) esperimento di elaborazione teorica e pratica di quella trasformazione socio-economica del sistema produttivo che è condizione necessaria (ancorchè tutt’altro che sufficiente) perchè il processo di decrescita da noi auspicato porti ad una condizione di Post-Crescita delle comunità umane.
Questa esperienza infatti ha il rilevantissimo pregio di non essere una semplice operazione di mantenimento dei posti di lavoro dei dipendenti della ExGKN e del relativo indotto, ma di (ri)costruzione di un tessuto sociale con la comunità in cui insiste lo stabilimento in continua evoluzione, come dimostrato ad esempio dalla recente decisione di superare anche la richiesta di coinvolgimento e sostegno finanziario dello Stato recidendo un cordone ombelicale di dipendenza dai finanziamenti pubblici la cui disponibilità -nel vigente modello redistributivo- dipende ovviamente dalla “crescita del PIL”.
Essa, pur non liberando completamente i cittadini lavoratori della fabbrica dalla dipendenza della propria sussistenza dal lavoro retribuito (cosa impossibile del resto nel contesto attuale) punta ad altri obiettivi come l’accorciamento sostanziale della filiera produttiva, la decisione democratica di cosa, quanto e come produrre, il riavvicinamento della produzione ai luoghi di utilizzo dei risultati della produzione. E ancora il sostegno all’innesco di stili di vita, di utilizzo e consumo dei risultati della produzione più sostenibili (ricordiamo infatti che il piano industriale della GFF prevede la produzione di cargo bike, indispensabili per un ripensamento globale della mobilità e del suo scopo, e della rigenerazione di pannelli fotovoltaici, fondamentale per aumentare la circolarità dei processi di transizione energetica verso le fonti rinnovabili).
In questo contesto la partecipazione attiva di MDF all’evoluzione del progetto sarà utile sicuramente a noi per “sporcarci le mani” con la principale sfida della decrescita (quella di modificare i processi produttivi affinchè si possano svincolare dalla necessità di crescere per sopravvivere) e, speriamo, a GFF per ampliare ancora di più la propria riflessione sulla indispensabilità di mettere in atto un vero cambiamento socio-economico per garantire una equa sopravvivenza della civiltà umana.
In attesa di aggiornarvi con gli sviluppi di questa iniziativa ci piace concludere questo nostro articolo riportando le parole della nostra socia Antonella che ha partecipato all’assemblea cittadina del 27 ottobre scorso a dimostrazione dell’entusiasmo e dell’interesse con cui i nostri soci partecipano a questo percorso.
A presto.
Il Direttivo Nazionale MDF
Con un po’ di ritardo, scrivo queste poche righe sull’assemblea cittadina che si è tenuta il 27/10 al Teatro Puccini di Firenze, convocata dal Collettivo di Fabbrica ex-GKN, alla quale ho partecipato come cittadina ed a nome e per conto di MDF. Ci tengo a scriverle, perché penso che raccontare l’energia che girava in quel teatro, possa aiutare a sostenere quel circolo virtuoso, che i lavoratori di GKN sono stati in grado di innescare.
Il teatro era pieno (circa 700 persone), dimostrando che la vertenza è ancora in grado di riempire i teatri. Dario Salvetti, uno dei portavoce del collettivo, ha esordito ricordando che la priorità è sempre la questione palestinese. Il discorso è proseguito con l’intenzione di fare chiarezza sui fatti dello scorso 18 ottobre, quando un corteo di manifestanti, organizzato dai lavoratori ex-GKN, è entrato nell’aeroporto Amerigo Vespucci (https://altreconomia.it/una-sana-disobbedienza-ilcollettivo-della-ex-gkn-resiste-alla-strategia-della-consunzione/). Il senso di convocare un’assemblea cittadina per diffondere la versione dei fatti di chi quel corteo l’ha guidato, l’ho capito più avanti nella serata, ed è stato importante. A mio avviso, si è trattato di un vero e proprio invito a stare in guardia dalla narrazione tossica che, dai media e dal governo, è stata condotta sull’azione di protesta. Demonizzandola, ed arrivando a raccontare una realtà distorta dei fatti, si decontestualizza e distoglie l’attenzione delle persone dall’oggetto della protesta, si crea divisione, si indebolisce, fino a delegittimare il diritto alla manifestazione di dissenso. L’assemblea cittadina, quindi, come atto di denuncia di questa forma di violenza esercitata dall’alto verso il basso e che dovrebbe allarmare le forze democratiche. E’ stato bello vedere come sia stato dato ampio spazio di intervento ai portavoce di tanti altri movimenti, sindacati ed associazioni più o meno grandi della piana toscana. Le dimensioni del movimento che si è creato intorno alla vertenza sono la prova che si tratta di una lotta trasversale, per la trasformazione sociale in senso ampio, e non solo per le leggi anti-delocalizzazioni.


