Introduciamo il Tavolo di Lavoro CONVERGENZE

da | 18 Ago 2026

Sintesi dell’incontro del Tavolo di Lavoro “Convergenza ecologista” del 20 luglio.


Il problema di partenza.

L’esigenza che ha originato l’incontro è la constatazione che il mondo dell’ecologismo, pur ricchissimo di realtà, è in questo momento incapace di esprimere una identità collettiva che lo renda riconoscibile e ne rappresenti organicamente le tematiche all’interno di più ampi spazi di convergenza, come ad esempio No Kings (Pietro Cenciarelli). Vi sono spazi di mobilitazione, come ad esempio il Climate Pride, dove il movimento ecologista manifesta il proprio allarme riguardo alla crisi climatica e lancia richieste ai governi del mondo per un impegno concreto a risolverla. Tuttavia non emerge ancora uno spazio comune dell’azione, dove mettere in atto strategie trasformative condivise.

Quasi tutti i partecipanti riconoscono la frammentazione come problema centrale (Alberto Budoni, Paolo Cacciari, Carlo Patrizi, Bruno Mazzara). Per Pietro Cenciarelli e Alberto Budoni il problema è anche il fatto che gli spazi oggi praticabili per chi cerca alternative sono percepiti come marginali e incapaci di generare una trasformazione reale. Alfredo Giordani considera assodata la base comune di valori condivisi. Per Leo Bolliger la convergenza esiste già di fatto sul piano teorico: nella diversità dei vocabolari si dicono spesso le stesse cose; il semenzaio e i tavoli fatti ieri e domenica a Genova sono essenzialmente la stessa cosa; il vero limite è la traduzione in pratiche condivise, non le idee in sé.

Il perimetro: cosa significa “radicale”.  

Diversi interventi convergono su un criterio di appartenenza: lo spazio della convergenza ecologista dovrebbe riunire chi ritiene necessaria una trasformazione profonda del sistema, rimanendo critico verso posizioni di puro riformismo (Andrea Saroldi, ripreso in sintesi da Anna Graziano). Tuttavia, il termine “radicale” viene esplicitamente segnalato come problematico da Marco Montanari, che lo definisce terreno di “gare a sinistra” su chi lo sia di più, richiamando il libro di Nunes Né verticale né orizzontale: per Marco lessico e postura vanno tenuti aperti e problematizzanti, per evitare che il gruppo si trasformi in un recinto identitario.

Diversità come ricchezza, non come ostacolo

Un punto di consenso esplicito, ripreso anche in una nota di Pietro Cenciarelli, è che le differenze tra le tante anime dell’ecologismo non vanno annullate ma valorizzate come un ecosistema di pratiche e conoscenze complementari, capace di opporsi alla pervasività del capitalismo proprio grazie alla sua varietà (Alberto Budoni, Leo Bolliger). Andrea Saroldi parla di “strategia di ecosistema”: capire che il cambiamento è fatto da tanti attori con ruoli diversi che però si combinano e si rafforzano tra loro. Alberto Budoni propone esplicitamente di rinunciare a cercare una sintesi teorica che superi le differenze, e di lavorare piuttosto per farle dialogare senza rimuoverle.

I “cerchi concentrici”.

È l’idea metodologica più condivisa dell’incontro: partire da un primo nucleo ristretto di realtà (quelle già presenti) per costruire un canovaccio comune, per poi allargarsi progressivamente con criteri chiari, evitando la pretesa di coinvolgere fin da subito tutti i soggetti rilevanti (Anna Graziano, ripresa e sostenuta da Paolo Cacciari e Marco Montanari). Marco Montanari aggiunge che procedere per prossimità e relazioni già esistenti è quasi inevitabile per costruire qualcosa di solido, pur comportando il rischio — da assumersi consapevolmente — di escludere qualcuno.

Cura e continuità dei processi

Marco Montanari riflette sulla lezione imparata da un’esperienza analoga (“Cambiare il Campo”): senza un soggetto che si assuma la responsabilità di convocare, facilitare, definire l’ordine del giorno e dare continuità tra un incontro e l’altro, queste iniziative tendono a implodere. Il modello di riferimento citato è l’IPC per la sovranità alimentare. L’idea è ripresa e condivisa da Anna Graziano (che aggiunge la necessità di un gruppo di “regia”, dove ad esempio si preparino documenti prima degli incontri) e da Alberto Budoni, sia pure con una riserva: il rischio che questa entità preposta alla cura dei processi finisca per esercitare una spinta all’esclusione.

Interno ed esterno

Anna Graziano aggiunge un terzo asse, distinto dai cerchi concentrici e dalla cura dei processi: l'”osmosi” tra comunicazione interna al gruppo e relazione con le realtà esterne (No Kings, altre piattaforme), da curare entrambe con pari attenzione.

Decostruire e costruire scenari.

Alberto Budoni introduce una distinzione ripresa poi da più interventi: l’analisi critica (“decostruttiva”) è necessaria ma da sola non crea continuità, perché unisce solo in alcuni momenti emblematici; ciò che invece può dare identità e coraggio — specialmente ai più giovani, segnati da disillusione — è lavorare su “scenari costruttivi” condivisibili, cioè proposte concrete di cosa fare, anche quando oggi non sono del tutto praticabili per mancanza di condizioni perché in aperta opposizione al sistema. Dunque è necessario interpellare il mondo dell’associazionismo per far emergere scenari condivisibili di azione. Sulla stessa linea propositiva si muove Paolo Cacciari, che cita come esempio concreto le proposte di ri-nazionalizzazione di energia, acqua e trasporti (portando l’esempio del neosindaco di New York Mamdani) come terreno immediatamente politico su cui il gruppo potrebbe attivarsi.

Temi di contenuto proposti come possibili punti di partenza.

Diversi interventi suggeriscono ambiti concreti da cui partire nell’ottica dei cerchi concentrici: cibo, agroalimentare e agroecologia (Marco Montanari); economia solidale (Andrea S.); bioregioni e sviluppo territoriale (Alberto Budoni, Remo Ronchitelli); tema climatico come priorità e “entry point” verso stili di vita e opinione pubblica (Paolo Cacciari, Bruno Mazzara). Bruno Mazzara sviluppa questo punto in modo più articolato, richiamando la formula di Jameson/Fisher (“è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”) per sostenere che la de-carbonizzazione richiede un cambiamento radicale degli stili di vita, non solo la sostituzione delle fonti energetiche.

Prossimi passi.

Si concorda su un incontro in presenza dopo l’estate, possibilmente in coincidenza con il workshop di settembre legato al progetto internazionale All-In (Andrea Saroldi), e sulla creazione di un Google Group con Drive condiviso per raccogliere materiali. Pietro Cenciarelli propone di arrivare entro fine agosto a un documento di sintesi condiviso su chi siamo e cosa vogliamo; Andrea S. lo giudica un obiettivo troppo impegnativo in questa fase, preferendo che circolino prima contributi anche divergenti, da filtrare insieme solo nell’incontro successivo.