L’Autunno Europeo

da | 17 Ott 2026

Di Giuseppe Massaro.


Mentre in Albania, Francia e Spagna le proteste occupano le prime pagine, anche in Italia torna la mobilitazione nelle scuole, per il diritto all’abitare e al sud per il caro carburanti e i supermercati vuoti. Nel frattempo la complessità e la relazione fra queste proteste incontrano il silenzio dei media.

Quando un intero paese scende in piazza e i media nazionali ne parlano a fatica, non possiamo fingere che sia solo una questione di “gerarchie fra notizie”. Le gerarchie dell’informazione sono anche rapporti di potere: chi possiede, chi finanzia e chi minaccia con querele influenza ciò che entra nelle prime pagine e ciò che resta fuori.
Il Centre for Media Pluralism and Media Freedom colloca l’Italia in una fascia di rischio medio alto per la libertà di stampa, indicando tra i fattori critici l’influenza politica sui media, la concentrazione della proprietà editoriale e la fragilità del giornalismo indipendente. Media Freedom Rapid Response ha parlato di crescente pressione politica sulla Rai, nomine politicizzate, molestie legali contro giornalisti e preoccupazioni crescenti sul pluralismo informativo.

Tutto ciò mentre le notizie da fuori invece si che arrivano. In Spagna assistiamo alla protesta sul diritto alla casa: affitti, sfratti, turismo residenziale, speculazione dei grandi fondi e mancanza di alloggi pubblici. In Francia il fulcro è la scuola: edifici inadeguati, docenti mancanti, classi troppo numerose e un accesso all’università sempre più disuguale.

Le mobilitazioni in Italia ripartono dalle stesse contraddizioni: scuola pubblica sottofinanziata, case introvabili, precarietà, trasporti che non funzionano e territori lasciati soli. Nei licei assistiamo ad occupazioni e assemblee, collegate allo sciopero per il clima e alla difesa della scuola pubblica. Anche in Puglia e Calabria la protesta ha volti diversi, ma una radice comune. Circa 150 studenti dell’Alto Tirreno cosentino e di Trecchina hanno fatto assenza di massa per denunciare i disagi del trasporto scolastico emntre agricoltori e autotrasportatori protestano invece contro il caro carburanti, con il costo del gasolio triplicato e la richiesta di sostegni concreti per attività che rischiano di chiudere.

Sono mobilitazioni diverse, con una matrice comune: la vita sta diventando troppo cara. La “lezione spagnola” è mettere la casa al centro come diritto, non come asset finanziario. In Italia la stessa questione attraversa studenti fuori sede, lavoratori precari, insegnanti e famiglie: l’affitto non è un dettaglio privato, decide chi può studiare, lavorare e restare nella propria città.
C’è anche un legame con le revisioni ISTAT su PIL e deficit. La contabilità pubblica sembra sempre ridursi a una sola domanda: quanto tagliare per rientrare nei parametri europei? Ma la vera domanda è quali bisogni collettivi devono essere garantiti: casa, istruzione, trasporti, cura, energia e sicurezza climatica non sono voci di spesa da comprimere.

Non si tratta di “crescere di più” per poter finanziare tutto. Non funziona quando i capitali finiscono per concentrarsi nelle mani di pochi. Si tratta di ridurre sprechi, speculazione, rendite improduttive e spese militari, si tratta di redistribuire per liberare risorse da destinare a ciò che dovrebbe essere fondamentale. Le piazze di Tirana, Madrid, Parigi, Roma, quelle Calabresi e Pugliesi stanno chiedendo risposte a questa domanda.

È chiaro che se le notizie non vengono messe in relazione fra di loro ma se le proteste studentesche, le acampade contro gli affitti, le mobilitazioni in Calabria o in Puglia per il caro carburanti che fanno fatica ad uscire dai media locali, allora la narrazione della complessità e delle lotte che convergono viene semplificata da chi teme proprio il convergere delle lotte sociali.

QQuesto non è un autunno qualsiasi per l’Europa. Le mobilitazioni tornano nelle scuole, nei campi, nei porti, nelle università e nelle piazze. E forse è proprio questa la notizia che certi telegiornali preferiscono non dare.


Convergiamo! Prossime date:

  • 17 ottobre: mobilitazione diffusa nelle scuole e nelle piazze, anche in collegamento con “Via Maestra” della Cgil per la difesa della scuola pubblica e della Costituzione.
  • 20 ottobre: presidi e mobilitazioni territoriali in Calabria, legate al caro vita e ai costi dei carburanti.
  • 20 novembre: sciopero studentesco internazionale e giovanile, con mobilitazioni annunciate in Italia contro tagli ai servizi, precarietà e politiche di riarmo.