Per la prima volta gli italiani buttano meno di mezzo chilo di cibo a settimana. Secondo il Rapporto Waste Watcher International 2026, presentato tra il 24 e il 29 settembre in occasione della Settima giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari dell’Onu, lo spreco domestico si attesta a 493,7 grammi pro capite, con un calo dell’11% rispetto all’anno precedente.
Il dato positivo è innegabile: l’Italia è il primo paese europeo a scendere sotto la soglia “psicologica” dei 500 grammi settimanali, con il Nord Italia più virtuoso (472 g) rispetto a Centro (510 g) e Sud (508 g). Accogliamo con soddisfazione questo dato, che mostra una crescente consapevolezza dei cittadini. Ma come Movimento per la Decrescita Felice vogliamo ricordare che c’è ancora molta strada da fare.
La nostra posizione
Nel novembre 2024, noi del Movimento per la Decrescita Felice siamo intervenuti in Senato sulle proposte di legge contro lo spreco alimentare, portando una visione integrale che va oltre la semplice gestione delle eccedenze.
Non può esserci miglioramento se non si interviene a monte del problema, cambiando il paradigma culturale e riducendo il consumo non necessario. Alimentazione sana non si traduce in abbondanza ma in sufficienza. Tre le proposte chiave che abbiamo avanzato:
- Incentivare la vendita di prodotti non esteticamente standard (carote non dritte, frutta fuori misura) per salvare le aziende agricole dal rischio invenduto
- Promuovere cibi 100% naturali con singolo ingrediente al posto degli ultra-processati, che moltiplicano gli scarti in fase di trasformazione
- Estendere il concetto di sufficienza alla distribuzione, riducendo l’obbligo di scaffali sempre pieni che spingono alla sovrapproduzione
Troppa carne, troppi imballaggi
Nonostante i miglioramenti restano alcuni nodi irrisolti nelle politiche attuali:
- Il tema della produzione animale: «Il consumo italiano di prodotti animali è di 957 g al giorno pro capite, quasi il triplo dei 334 g consigliati dalla commissione EAT-Lancet per una dieta sana. Per 1 caloria di manzo servono 50 calorie di mangime: questo è il primo spreco del sistema alimentare».
- Imballaggi e usa e getta: «Il problema non è solo la plastica, ma l’usa e getta in sé. Servono divieti graduali di piatti e bicchieri monouso nella ristorazione e programmi per il vuoto a rendere».
- La questione morale delle eccedenze ai poveri: «Non è accettabile pensare che la soluzione sia dare le eccedenze ai poveri. Il recupero è solo uno dei passi: servono trasformazioni strutturali che riducano la produzione di eccedenze alla fonte e politiche per ridurre le disuguaglianze sociali».
La vera sfida è cambiare il modello che genera sprechi
Il miglioramento registrato nel 2026 è un segnale positivo, che riconosciamo e valorizziamo. Ma per noi non è sufficiente. La vera sfida non è gestire meglio lo spreco, ma cambiare il modello che lo genera: un sistema alimentare basato sulla crescita illimitata, sull’abbondanza come diritto di scelta in ogni momento, sulla sovraproduzione per garantire scaffali sempre pieni.
Noi proponiamo un approccio diverso: troppo per nessuno, abbastanza per tutti. Meno carne, meno imballaggi, meno ultra-processati, più prodotti locali e di stagione, più educazione alimentare nelle scuole e nei consultori.
In questa direzione va anche la campagna europea Good Food 4 All, che abbiamo sottoscritto e che chiede all’Unione Europea di riconoscere formalmente il diritto al cibo e tradurlo in politiche concrete: «La creazione di un sistema comunitario ed efficiente che consenta una gestione sostenibile dell’acqua, il contrasto agli sprechi, le pratiche di conservazione e libero trasferimento di sementi, anche nell’ottica di rafforzare il diritto al cibo nei paesi terzi, sono tra gli obiettivi di questa Iniziativa dei Cittadini Europei».


