Caro presidente Monti, caro ministro ammiraglio Giampaolo Di Paola. Il vostro è un governo tecnico, che più tecnico non si può. Nemmeno un politico ne fa parte, e questa oggi potrebbe essere anche una buona notizia. Siete stati incaricati di risanare il nostro Paese. Potreste per favore cominciare dalle spese più mostruose, più mostruosamente inutili e più inumane che lo Stato italiano affronta?
La Voce di MDF
In questa sezione del sito sono raccolte le opinioni e le posizioni, le scelte, le azioni, le critiche, le idee, le iniziative, e tutto ciò in cui il Movimento per la Decrescita Felice crede, si riconosce e propone.
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Monti rinnega i poteri forti
Punto sul vivo, l’accusato nega, ma negando implicitamente ammette la sua colpa. È quanto è accaduto al neo-premier Mario Monti nel suo discorso d’insediamento di ieri in Senato, là dove l’economista trilateralista e bilderberghiano si è difeso dagli attacchi sui suoi comprovati (e da lui non smentiti) legami con le grandi lobby internazionali: contro l’Italia «non ci sono complotti internazionali» né da parte «dei poteri forti».
Caro Monti, buoni tagli
Non si può trasformare una nazione di sessanta milioni di abitanti in un esercito di ragionieri. E questo pericolo dovrebbe avvertirlo in primo luogo la politica che ancora fa riferimento alla sinistra.
Il denaro è diventato obsoleto?
I media e le istanze ufficiali ci stanno preparando: molto presto si scatenerà una nuova crisi finanziaria mondiale e sarà peggiore che nel 2008. Si parla apertamente di «catastrofi» e «disastri». Ma che cosa accadrà dopo? Come saranno le nostre vite dopo un crollo su vasta scala delle banche e delle finanze pubbliche? L’Argentina ci è già passata nel 2001.
Arte e decrescita
1. L’epoca storica iniziata 250 anni fa con la rivoluzione industriale si sta avviando a conclusione. Molti e concomitanti segnali lo fanno intravedere. La crescita della produzione di merci, che ne ha costituito il carattere distintivo rappresentando non solo il fine ultimo delle attività economiche, della ricerca scientifica e delle innovazioni tecnologiche, ma anche il riferimento fondante del sistema dei valori e della coesione sociale, si è inceppata e trova difficoltà sempre maggiori a riproporsi.
Keynes, debito pubblico e autarchia
Molti confronti sono stati fatti tra la crisi economica che attanaglia oggi le economie occidentali e quella che si dispiegò in tutta la sua drammatica forza nel 1929 e che è passata alla storia come la grande depressione. Al di là delle similitudini e delle differenze, è interessante osservare quali furono le reazioni poco meno di un secolo fa al primo grande e globale fallimento del libero mercato.
Finiti i giochi: si viene al dunque
Nel mezzo della comprensibile euforia per quella che sembra esser la fine della ventennale parabola politica di Berlusconi, mi sembra utile richiamare l’attenzione sull’incredibile rapidita’ e facilita’ con cui il premier ha dovuto stavolta, diversamente dal suo solito, rassegnarsi a lasciare il posto (e con cio’ probabilmente presto ad uscire del tutto di scena).
L’Italia non merita di essere salvata
I ‘grandi comunicatori’, i professionisti delle promesse e dell’ottimismo a 24 carati possono funzionare in tempi normali perché di rilancio in rilancio, come al poker, il loro bluff non viene mai "visto". In situazioni drammatiche, dove contano i fatti e non le parole, la cosa non funziona più.
Debiti pubblici, crisi economica e decrescita felice
Sentinella, quanto resta della notte?
Isaia 21,11

