Gentile dr. Trossero,
in questi giorni si fa un grande scrivere di Val di Susa e NOTAV restando rigorosamente sul piano della pura cronaca e senza mai entrarre nel merito o dando quest’ultimo per scontato. Un esempio è la lettera di Chiamparino e di Esposito che l’Eco ha pubblicato. Le allego una mia lettera sul tema, ispirata dall’altra, e le sarei molto grato se volesse pubblicarla.
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Il martirio di Fukushima sarà il martirio di tutti
Fukushima: non dare i dati è servito (come nel caso di Chernobyl, di Three Miles Island e di chissà quanti altri “incidenti minori”) a far sì che milioni di persone si trovassero esposte a quantitativi veramente significativi e pericolosi di radioisotopi.
Armi chimiche contro i No-Tav: gas Cs cancerogeni
Armi chimiche: proibite in guerra, ma ideali per sgominare i No-Tav in valle di Susa. In base alle convenzioni internazionali ratificate anche dall’Italia, i soldati impiegati in Afghanistan non possono utilizzare gli aggressivi chimici presenti invece nei lacrimogeni utilizzati in valle di Susa dalle forze di polizia per lo sgombero dei manifestanti che si oppongono alla Torino-Lione.
Dopo Fukushima, l’atomo declina. Ma le rinnovabili hanno bisogno di buona politica
Continua il declino dell’energia nucleare, contrapposto (ora anche in Giappone, dopo l’incidente di Fukushima) a una crescita costante delle energie rinnovabili: che entro il 2050 arriverebbero a soddisfare l’intero fabbisogno planetario. Una tendenza, quella del tramonto dell’atomo, confermata dai dati di diversi studi internazionali. Il primo degno di nota è lo Special Report on Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation, un rapporto di 900 pagine presentato dall’Intergovernmental panel on Climate Change (Ipcc), firmato da 120 ricercatori.
Val di Susistan
Dopo le missioni di guerra al soldo degli americani, Bosnia, Iraq, Afghanistan, Libano, Libia, inizia la stagione delle missioni militari al servizio della mafia del tondino e del cemento, e quale teatro potrebbe essere più consono ad inaugurarle, della Valsusa ribelle, dove i "talebani" NO TAV rifiutano il treno veloce , le gallerie scavate a dinamite e la didascalia del progresso?
Voglia di esilio. O di un’altra Italia
L’arrogante ottusità della classe dirigente italiana inizia a farsi soffocante. Affermazioni infelici, volgari e spocchiose, ma soprattutto chiedere sacrifici a tutti mentre non si fanno tagli alla politica e alla casta in generale, è a dir poco intollerabile. Anche le continue azioni opposte, oltre che alla decenza e al buonsenso, alle direttive europee, o contrarie al rispetto degli impegni presi in ogni campo a livello internazionale, sono un imbarazzo che inizia a farsi pesante, per gli italiani generalmente fieri di esserlo.
Presidente Napolitano, questo è un Paese civile?
Egregio presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano,
Sono il dott. Luca Faccio da Bassano del Grappa (Vicenza)
Dal 2005 attraverso il mio blog personale dove tratto tematiche socio – politiche con particolare attenzione alle problematiche che coinvolgono le persone disabili, e dal 2 luglio 2011 anche attraverso un blog che ho su Il Fatto Quotidiano, cerco di sensibilizzare le istituzioni.
Minnesota, prove generali di bancarotta
La notizia è rimbalzata fra i giornali nostrani suscitando un certo scalpore: “Il Minnesota è fallito” ha annunciato il Corriere della Sera, subito ripreso dalle altre testate. Poi sono arrivate le smentite: “è tutto falso”, “una montatura mediatica”. E le controsmentite, che parlavano allora di censura e cattiva informazione. Cerchiamo di fare un po’ di ordine e di capire cosa c’è di vero nelle notizie circolate in questi giorni sul fallimento del Minnesota.
Usa, rischio default: ogni giorno 4,5 miliardi di debito
Il 3 agosto 2011, quasi dieci anni dopo le Torri Gemelle, si potrebbe consumare la vendetta di Bin Laden. Gli Stati Uniti sono sull’orlo del default. Se il Congresso non troverà entro il 2 agosto un accordo per alzare il tetto del debito, fissato per legge a 14.294 miliardi di dollari, il Paese più potente del mondo andrà in bancarotta. Sembra fantaeconomia, ma è tutto vero. Cosa c’entra Osama con il debito pubblico americano? Prima dell’11 settembre, il debito era sotto controllo, inferiore ai 6.000 miliardi.

