Grandi mammiferi in estinzione. Sempre più gettonati dai menù globali

I grandi mammiferi marini non sono minacciati solo da inquinamento e cambiamenti climatici. A rendere sempre più incerta la loro sopravvivenza è la voracità dell’essere umano. Balenottere, beluga, delfini; ma anche foche, trichechi e addirittura orsi polari: l’uomo riesce a cibarsi veramente di tutto. Un trend in crescita costante, soprattutto laddove queste specie sono ormai fra le poche forme di sostentamento, che ha portato le nazioni in cui ci si ciba di questi animali dalle 107 del 1981 alle 125 di oggi.

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La mobilità dolce delle Langhe

C’è chi abita il mondo selvatico, come il daino, e chi lo attraversa soltanto, come i cacciatori, gli appassionati di motocross e gli escursionisti. Inutile farsi illusioni: non basta andare a piedi per lasciarsi alle spalle Babilonia. Il mondo selvatico ci è negato, ma possiamo imparare ad ascoltarlo, oltre il chiasso dei motori a scoppio, dei fucili e degli inni sacri per la Natura perduta.
Wu Ming 2, Il Sentiero degli Dei, Ediciclo

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Consumo di territorio: parte la campagna nazionale

Troppi terreni cementificati, troppe case sfitte, troppi capannoni abbandonati: invece di dispensare nuove colate di cemento si potrebbe recuperare l’esistente. Il 27 febbraio prossimo parte la prima campagna nazionale del Forum: “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori” è la proposta di un censimento capillare, in ogni Comune italiano, per mettere in luce quante abitazioni e quanti edifici produttivi siano già costruiti ma non utilizzati, vuoti, sfitti.

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NON CON I MIEI SOLDI

Con il “Bond sulla morte” lanciato da Deutsche Bank (ne hano parlato di recente i giornali Avvenire e Repubblica) è stato violato un ulteriore tabù ed è caduto l’ultimo velo di ipocrisia del mondo finanziario, che non è diventato altro che un immenso casinò, senza alcun legame con l’economia reale e senza etica, dove si scommette perfino sulla morte. Se il “vecchietto” muore prima del previsto, vince l’investitore; se muore dopo, vince la banca (qualcuno potrebbe farsi venire strane tentazioni!).

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Amianto, un’altra Casale nell’Oltrepo pavese. A Broni 700 morti. E ancora nessun colpevole

“Il male della cementifera”. Era così che la gente di Broni, fino agli anni ’90, definiva la rara forma di tumore ai polmoni che colpiva con preoccupante frequenza i suoi abitanti. La patologia era sempre quella: mesotelioma pleurico. E le vittime si moltiplicavano. Le stime più prudenti parlano di almeno 700 morti accertati fino a oggi. Tutti, in paese, sapevano che il tumore dipendeva dalle polveri fuoriuscite da quella fabbrica, la cementifera Fibronit. Morivano gli operai. Morivano le loro mogli che lavavano le tute impregnate di quella sostanza.

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