I media e la costruzione della realtà

L’importanza dell’informazione nella nostra società contemporanea è enorme, così come spaventoso si rivela il potere concentrato nelle mani dei grandi media che gestiscono la costruzione della realtà.
Quasi tutto ciò che conosciamo e travalica le mura della nostra casa, della fabbrica o dell’ufficio in cui lavoriamo e della ristretta cerchia dei nostri amici e delle nostre conoscenze non esiste nella sua vera natura, bensì in quella in cui i media hanno ritenuto di rappresentarlo.

leggi tutto

Alle radici della cultura della crescita c’è la cultura del dominio

La recente pubblicazione in Italia di una raccolta di saggi di Marija Gimbutas [1], l’archeologa che più d’ogni altro ha contribuito a far luce sulle vicende che determinarono il corso della storia europea ai suoi albori, offre lo spunto per una riflessione sulle radici della cultura della crescita e del dominio con i cui devastanti effetti oggi ci troviamo ad avere a che fare.

leggi tutto

Perchè l’autoproduzione…

"Autoprodurre qualcosa,poco o tanto, non è un’Ecologia delle Contesse (per usare una espressione ironica del professore e studioso delle merceologie Giorgio Nebbia). E nemmeno l’Ecologia di Nonna Papera o quella delle Giovani Marmotte. Non è uno sfizio per chi ha tanto tempo o non è divorato dall’assillo del mondo che brucia. La sobrietà creativa come pratica di equa autogestione è un dovere "eco-sociale" e un piacere personale.

leggi tutto

Viaggiare al tempo della Decrescita Felice (puntata 24) – La Via Flacca, ovvero elogio della Cotral

"Non si viaggia per addobbarsi d’esotismo e di aneddoti come un albero di Natale, ma perché la strada ci spiumi, ci strigli, ci prosciughi, ci renda simili a quelle salviette consunte che ci allungano con una scaglia di sapone nei bordelli. Ci allontana dagli alibi e dalle maledizioni natali, e in ogni fagotto bisunto delle sale d’aspetto strapiene, o sui marciapiedi angusti delle stazioni soffocanti di caldo e di miseria, quella che vediamo passare è la nostra bara.”  Nicolas Bouvier: “Il pesce scorpione” – Editori Laterza

leggi tutto

Non è con la televisione che si possono risolvere i problemi che la televisione ha creato

Gli spettatori televisivi sono come i tifosi di calcio: si schierano a favore di una squadra che considerano superiore alle altre, e tutti seguono il campionato.

Così quelli che guardano i talkshow condotti da certi giornalisti si sentono superiori a quelli che guardano altri talkshow condotti da comici che si sentono superiori a quelli che guardano talkshow condotti da soubrette… e così via, in una improbabile classifica del quoziente intellettivo dello spettatore televisivo abitudinario.

leggi tutto

Italiani: desolata autopsia di un popolo

Non so quando è successo, se ci sia stato un giorno esatto o se piuttosto sia sempre andata così, ma a un certo punto molti – me compreso – si sono sentiti stranieri nella propria terra. Non un granché, va detto, come sensazione. Membri immusoniti e incarogniti – quindi quasi mai fotogenici – di una minoranza trascurabile. A volte colta, talora esecrabile, spesso snob. Sempre pleonastica. Mai capace, ora perché impossibilita e ora in quanto pigra o poco organizzata, di cambiare veramente le cose.

leggi tutto

Quattro obiettivi marginali

Spesso si ha la sensazione che in numerosi ambienti a vario titolo alternativi si vada verso direzioni stabilite non tanto in seguito ad analisi razionali della realtà, quanto per adesione acritica a parole d’ordine, a obiettivi standardizzati. E si ha la sensazione che la loro importanza sia più quella di essere definitori di un’identità di gruppo piuttosto che di essere davvero vie di cambiamento del mondo reale.

leggi tutto

Tav: come ridurre la val Susa a un corridoio di morti

Non vorrei sembrare troppo pessimista ma, secondo me, sulla questione Tav la valle di Susa ha comunque perso. Ha perso se la faranno, poiché all’oligarchia medievale di questa repubblica afghana poco importa la sorte di 80.000 sudditi intubati in un corridoio di morti.  Il potere politico ed economico – che sono poi la stessa cosa – sa perfettamente che i  soldi non ci sono ma non può più permettersi di rimandare un’opera già lottizzata e divisa tra famiglie di potenti.

leggi tutto