Petrolio, il prezzo dei carburanti supera il record storico

I prezzi al consumo di benzina e gasolio sono saliti repentinamente nelle ultime ore fino a toccare gli 1,61 euro al litro (per la benzina) in Campania e superando così il ‘record storico’ registrato nell’estate 2008, poco prima della crisi finanziaria.

Q8, Esso, Shell, Tamoil, Eni, i principali distributori di carburante hanno applicato aumenti nelle ultime ore che oscillano tra gli 0,5 e gli 1 centesimi per litro, con prezzi che variano dagli 1,553 euro/litro agli 1,611 euro/litro per la benzina e dagli 1,453 euro/litro agli 1,483 euro/litro per il diesel.

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Holding e creatività. Così la Spagna a rischio default è diventata un paradiso fiscale

Secondo El País la filiale spagnola di ExxonMobil, la più grande corporation del Pianeta, non paga un solo centesimo di tasse. Ed è solo un esempio tra i tanti. Mentre i cittadini sostengono le manovre post crisi le multinazionali evadono legalmente il fisco. Due anni fa il Guardian aveva denunciato il fisco creativo delle corporation britanniche

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Afghanistan, la guerra ci costa oltre 2 milioni al giorno

La guerra in Afghanistan costa all’Italia più di due milioni di euro al giorno. Il 24 gennaio la Camera si prepara a votare il diciannovesimo rifinanziamento semestrale della missione, che in settimana è costata la vita all’ennesimo soldato, l’alpino Luca Sanna, trentaseiesima vittima italiana di un conflitto mai messo in discussione dal Parlamento, pronto ancora una volta a sostenerne il costo.

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Le guerre americane, la crisi e la dittatura del debito

Ormai viene ammesso senza remore da commentatori di differente ispirazione, come Innocenzo Cipolletta e Loretta Napoleoni. Alle origini dell’attuale crisi economica ci sono le guerre in Iraq e in Afghanistan. Per finanziare imprese militari che gli Stati Uniti non potevano permettersi, l’amministrazione americana, attraverso la Federal Reserve, quasi azzerò i tassi di interesse, in modo da avere disponibilità dei capitali ingenti liquidi che le necessitavano. Tutti i governi occidentali furono obbligati, come sempre accade, a fare lo stesso per reggere il passo.

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La propaganda economica

La propaganda economica non conosce soste, un giorno cresce il Pil, il giorno successivo aumentano i consumi, un altro la fiducia dei mercati e un altro ancora si pubblica la percentuale di mutui non pagati del 2007, di prima della crisi, come se fossero attuali. Le balle economiche sono assolutamente bipartisan, sia sui giornali debenedettiani che in quelli di osservanza berlusconiana e confindustriale, con la copertura quotidiana dell’artiglieria pesante delle televisioni di Raiset. Il cittadino si sente in colpa, è lui che è disoccupato, non l’economia che va a picco.

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